Giovedì, 04 Febbraio 2021 06:27

Lo Stato-Teatro e il Governo dell'Ultimo Dandy

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Basta scorrere la mia bacheca per leggere quanta fiducia avevo in quel “Presidente”, quando nel giorno del suo primo insediamento parlava di vero cambiamento e nessuno poteva immaginare che si stava apprestando a recitare nell’ennesimo Stato-Teatro della storia d’Italia.

Erano i tempi in cui non vedevamo l’ora di accendere la radio o la tv, sfogliare un giornale, di incontrare la gente per le strade. C’era tanta energia positiva nell’aria, eravamo finalmente riusciti a portare i “cittadini” al governo della nazione. Certo, i limiti e le crepe si vedevano già da tempo e le conoscevamo, ma questo appariva sicuramente meglio di quanto avevamo già visto.

C’era poi “il contratto”, una lista di cose da fare, chiara, precisa. Sarebbe bastato lavorare. Invece no, i nostri politicanti, vecchi e nuovi, di lavorare non hanno proprio voglia, perché la sola cosa che gli riesce meglio è il teatro. Sono tutti degli attori mancati, solo che il genere interpretato, a differenza di quanto crede il loro narcisismo malato, è quello del macabro.

Lo Stato-Teatro nasce nel basso Medioevo, all’epoca delle corti dei re inglesi, francesi e spagnoli, quando attorno al sovrano, investito non si sa bene da quale grazia divina, si aggrovigliavano i nobili approfittatori: è li che si istituzionalizzano i lacché, i ruffiani, gli striscianti parassiti che ancora oggi adornano i palazzi, grandi o piccoli, sfarzosi come a Roma o marci e decadenti come nei più piccoli e disperati Comuni nostrani.

Un solo anno e ci siamo ritrovati il delirio del Papeete e l’accordo Grillo-Renzi, con Giuseppe Conte prontissimo a svestire i panni dell’avvocato del popolo e a indossare quelli di “Mr. Pochette”, ovvero l'Ultimo Dandy: impeccabile solo nel suo ciuffetto tinto e nella sua voce raucamente suadente, preciso solo nel posizionarsi davanti a microfoni e telecamere agli ordini del gieffino sempre in cerca d’autore, ha ingoiato di tutto, è diventato di tutto, ha detto e fatto di tutto, pur di continuare anche lui a far parte di una giostra che si sapeva, prima o poi, come tutte le giostre, si sarebbe fermata.

Il peccato originale sta sempre in quella “triffa” organizzata tra furbetti da 4 soldi nel 2012, ma allora si disse, “va bene comunque, l’importante che qualcuno entri li a portare la voce del popolo”. Un anno è bastato e del popolo quegli impostori improvvisati se ne sono subito dimenticati, ben presto indaffarati a come garantirsi e garantire a pochi amici sfigati come loro un posto sotto un sole che quando finisce di scaldare lascia al freddo della solitudine e della miseria, umana prima ancora che altro. Se qualcuno vede ancora “cittadini” la cui scorta è la gente, mi faccia un fischio.

Nonostante tutto però, l’occasione per poter sperare di cambiare finalmente qualcosa, non la si poteva buttar via, sempre confidando in cittadini dalla schiena dritta che invece, anche loro, hanno dimostrato di meritare i politici che hanno (ma che purtroppo tutti abbiamo).

Intanto, lorsignori, invece di costruire una squadra di governo con persone credibili e capaci, restando a occuparsi di democrazia diretta e di rapporti tra chi era rimasto cittadino e le istituzioni corrotte, da ignobili millantatori quali sono, sono stati capaci di ingannare persino se stessi, pur di recitare la farsa di una vita finta, artefatta, truccata con la menzogna e la vergogna di sapere di non essere niente pur ostinandosi a voler apparire chissà chi.

Via la prescrizione senza una riforma valida, no a Di Matteo per il Dap, 249 su 250 consigli di Gratteri lasciati ad ammuffire, carceri che scoppiano, processi più lenti al mondo e giù, sempre più giù, nella classifica mondiale di Transparency International: qualcuno mi spieghi perché Malafede (alias DJ FoFo) non poteva essere sostituito.

461mln di euro in banchi a rotelle invece di aprire nuove terapie intensive e scuole che arrancano, con la Puglia che è ancora arancione non per il Covid-19, ma perché mancano gli ospedali e gli appalti regionali in sanità sappiamo tutti come vanno a finire (ops! scusate, non si può dire neanche questo perché qualche combriccolante locale ha tradito gli elettori peggio di quello che hanno fatto quelli a Roma).

Per non parlare del reddito di cittadinanza agli ndranghetisti, la deriva dei “navigator” che sperano in un “posto di lavoro” quando invece il lavoro (quello vero) lo dovevano trovare agli altri.

E come non nominare il ministro Senza Speranza, che finalmente grazie al Covid-19 poteva dire di aver trovato un suo ruolo politico nella società italiana, un personaggio da poter recitare fino in fondo, quello del dispensatore dei consigli della nonna ad ogni sua uscita, anche questa, teatrale e fine solo ad alimentare una voglia malsana di poter finalmente dire a se stesso (solo a se stesso) di aver fatto “il ministro”. E chi se ne importa se si andava avanti con piani pandemici non aggiornati (l’importante era avere le giuste “coperture” all’OMS).

Avanti quindi con bonus a pioggia anche ai parlamentari, aerei e sceneggiate strappa-like per trasportare da Roma alle regioni, vaccini arrivati da oltralpe in furgoncino, multe massacranti a chi va al bar a prendere un caffé, medici e infermieri lasciati a lottare contro la morte sotto nastri di scotch e baracche improvvisate, piccole partite iva da distruggere ad ogni costo eh si, perché il Parlamento deve continuare a essere il garante diretto e indiretto della corruzione, mezza Italia non può smettere di incassare false o immeritate pensioni e ai tanti, troppi e cancerogeni, parassiti pubblici bisogna dare l’aumento per stare a casa a grattarsi più di prima (a quando una riforma del merito nella P.A. che assuma a tutti i livelli gente capace e onesta per affiancare quei pochi che oggi lo sono e si ritrovano ogni giorno costretti a lavorare per sé e per gli altri?). Cosa non si fa per un algoritmo, per un sondaggetto qua e là, continuando a far finta che i veri problemi dell'Italia non sono la giustizia, il fisco e la pubblica amministrazione.

Lord George Bryan Brummel conosciuto anche come Beau Brummel il bello

(Lord George Bryan Brummel, detto "Beau Brummel", il bello)

In tutto questo, lui, Mr. Pochette, l'Ultimo Dandy, come se niente fosse. andava avanti con le sue dirette facebook, così, tanto per prendersi in giro da solo e si vedeva dalla faccia che lui stesso lo sapeva benissimo, ma imperterrito, il teatro doveva portarlo avanti comunque, "whatever it takes"...disse uno che come previsto, prima o poi gli avrebbe fatto le scarpe.

Mr. Pochette, un Dandy d’altri tempi, l’ultimo Dandy della politica italiana, il perfetto pupazzo con cui Grillo ha potuto continuare le sue pagliacciate dopo tutti i parlanientari messi li a fare da circo per 8 anni e chissà quanto ancora (altro che stipendio dimezzato, lo dovrebbero restituire tutto e con gli interessi), unica cosa che evidentemente a questo comico vecchio e malato, dopo la dipartita di Casaleggio e Fo, riesce ancora bene, lasciando che la più grande speranza di cambiamento per l’Italia naufragasse sotto gli sporchi e meschini giochini di un ebetino qualunque, anche lui pupazzo di burattinai ben più potenti e spietati, capaci di mettere su una pandemia mondiale, di far morire milioni di persone (di virus o di fame) pur di riprendersi un potere posticcio, capaci di organizzare sceneggiate sotto la Casa Bianca con tanto di teatranti assoldati all’uopo, pur di far cadere nella trappola un avversario maldestro ma pur sempre contrario alla deriva satanista di una élite che si prepara sempre più a lasciare questo pianeta dopo averlo definitivamente distrutto.

Questo è stato Giuseppe Conte: il rappresentante in Italia della classe politica peggiore della storia che i colonizzatori di tutto il mondo, ora più che mai, useranno per finire di divorarsi la nostra Italia, una classe politica che per i propri personali sporchi interessi ha svenduto quello che un tempo era il più bel posto al mondo in cui vivere, una nazione che come Stato, evidentemente, non è mai esistita, come purtroppo, altrettanto evidentemente, mai sono esistiti gli italiani.

(In foto, sopra, Luigi XIV e la Corte di Versailles)

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    Sul tema geopolitico, c’eravamo lasciati la scorsa primavera, quando facendo leva sulla nostra proverbiale tempra, avevamo interpretato positivamente la pandemia come un evento proficuo per facilitare un cambiamento verso una società più giusta ed equa. Niente di più illusorio.

    Questa pandemia si sta invece dimostrando sempre di più l’ennesimo acceleratore del disegno globalista che basa sulla “distruzione creatrice” di shumpeteriana memoria il suo fondamento inesorabile.

    In questo gioco al ribasso per il cosiddetto “popolo”, l’Europa si dimostra più divisa e divisiva che mai, mentre all’Italia tocca ancora patire le conseguenze di una classe dirigente capace solo a svendere lo Stato a vecchi e nuovi colonizzatori in cambio di minuscole briciole per sé.

    In realtà, stiamo assistendo a uno spettacolo già accaduto molte volte nella storia. Se i New Age hanno le loro Ere Astrologiche, Empedocle e Nietzsche scrissero dell’Eterno Ritorno dell’Uguale, a partire dalla prima rivoluzione industriale si è parlato delle Onde di Kondratiev. Dall’avvento predominante dei cicli capitalistici nell’economia mondiale, si sono succeduti a ritmi per lo più cinquantennali, andamenti distruttori e creatori di benessere diffuso che sempre più sono stati gestiti da poteri elitari globali concentrati nelle mani di pochi. Come ho avuto modo di approfondire nel mio saggio di qualche anno fa, l’ultimo di questi cicli, nel quale oggi ci troviamo, sta vivendo una fase diversa rispetto a quelli precedenti: al fine di evitare una guerra militare mondiale che rischierebbe l’estinzione di buona parte della razza umana infatti, le élites globali stanno tentando in ogni modo di “diluire” l’impatto dell’attuale fase depressiva con varie “formule magiche” applicate scientificamente in particolare alla vecchia litigiosa Europa: dalla fine del gold standard al crollo del muro di Berlino, dal trattato di Maastricht all’entrata nell’euro, dalla crisi della Lehman Brothers a quella pandemica che attualmente viviamo, il “sistema” ha rilasciato nel circuito finanziario mondiale e in particolare in quello europeo, una serie di eventi mirati a guidare il pianeta verso la vera grande transizione in atto. Volenti o nolenti siamo trasportati verso l’interconnessione globale della tecnologia e della moneta (e solo in conseguenza, questo è il vero problema, anche del mercato e delle istituzioni pubbliche), con uno stravolgimento profondo, inevitabile e progressivo delle nostre vite per come le abbiamo conosciute finora. Di questo percorso, il Covid19 è un acceleratore per la Quarta Rivoluzione Industriale, così come lo sono state le “recinzioni” tra il XIII e il XVI secolo per la Prima e la Seconda e le due guerre mondiali per la Terza. Questo è il motivo per cui la fase di transizione che viviamo oggi non finirà presto e chi dice il contrario è in malafede sapendo di esserlo, volendo continuare a manipolare l’opinione pubblica come ha sempre fatto.

    Il tanto decantato “Recovery Fund” quindi, non è altro che l’ennesimo strumento di ricatto e indebitamento di massa e servirà a malapena ad arricchire i soliti noti che sbavano per appropriarsene solo e soltanto per mantenere in piedi le loro baracche sconquassate. Al vertice di queste baracche sconquassate, ci sono i partiti politici, oggi ridotti a infimi comitati di affari che però di fatto decidono il destino di milioni di persone: nessuna inversione di tendenza può prescindere da una regolamentazione pubblica del funzionamento dei partiti, ma si continua a parlare di tutt’altro come se niente fosse. Se avessimo partiti democraticamente regolamentati e virtuosamente funzionanti infatti, la cinghia di trasmissione tra la cittadinanza e le istituzioni funzionerebbe correttamente, i rappresentanti degli elettori sarebbero meritocraticamente nominati e la volontà degli elettori sarebbe rispettata: questo si tradurrebbe nel netto contrasto alla distruzione della nazione italiana che sistematicamente avviene dall’assassinio di Mattei in poi, passando per la sospetta morte di Olivetti, l’omicidio politico di Aldo Moro, le stragi di Stato che ancora ci si ostina a chiamare “di mafia” e così via. Nel progressivo smantellamento della nazione storicamente più prolifica del pianeta, per creatività, sapienza e senso della bellezza, con la conseguente cessione di sovranità a non si sa ancora quale entità meritevole di tale generosità, al popolino arrivato al governo restavano 3 cose da fare e da fare subito, invece di giocare alla geopolitica di paperino: far funzionare la giustizia, rendere più equo il fisco ed efficientare la pubblica amministrazione. Sappiamo però come è andata a finire.

    Di contro, il gigantesco processo “evolutivo” macroguidato attraverso la pandemia in corso, se non contrastato (o quanto meno controbilanciato) adeguatamente, contribuirà a continuare a spostare ricchezza dal basso verso l’alto della piramide sociale mondiale, concludendo l’operazione portata avanti nei cicli economici precedenti e cioè finendo di eliminare quasi definitivamente la classe media dalla quale sono nate storicamente le invenzioni della scienza, i diritti sociali, la possibilità di una umanità più cooperante e giusta per tutti. Schiacciata quindi la classe media su quella più povera, si produrrà una enorme massa di sussidiati per i quali lavoreranno macchine eterodirette al controllo di ogni singola forma di esistenza “umana” su questo pianeta, un’esistenza di massa che sarà sempre più irrilevante in confronto al grande disegno della ristretta e privilegiata élite che di questo pianeta vuole disfarsene perché sa già dove e come continuare a riprodursi.

    Nel frattempo però, visto che avremo ancora qualche generazione da procreare e da far crescere (si auspica ancora, pensate un po’ cosa osiamo, nel modo migliore), o ci diamo una mossa, ricordandoci che almeno numericamente dovremmo essere più forti, o siamo spacciati. Il primo passo è ovviamente disconnetterci totalmente dalla comunicazione unidirezionale del mainstream alla quale si sono ormai prostrati tutti i partiti politici. Il secondo è alimentare la coscienza collettiva con un movimento globale (non ci sono soluzioni locali a problemi globali, ricordate?) basato su principi validi per tutta l’umanità, di salvezza reciproca e di cooperazione pratica basata su un’etica universalmente condivisa. Può sembrare poco concreto, ma per fare questo occorre intraprendere innanzitutto un nuovo percorso interiore che troppo a lungo si è tentato di ignorare e di evitare, sottovalutandone l’importanza. Non è il tempo per le ideologie, per gli estremismi, per i falsi profeti. È tempo di meditazione e solidarietà diffusa, di valori sani e di paziente adattamento nel segno di una profonda fede spirituale. La risposta ai problemi del nostro tempo è nella partecipazione reale alla ricostruzione dal basso di una visione sana ed equa in una società nella quale ognuno può e deve contribuire per quello che sa fare. L’impegno richiesto è immane, ma non abbiamo alternativa.

    In foto, una mappa dell’Europa del 1870 vista dai francesi, con l'Inghilterra che volta le spalle all'Europa, la Germania che tenta di imporsi su Francia e Italia, la Russia che attende di riempire il suo cesto.

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    Qualcuno volò sul nido del cuculo” era il titolo di un affascinante romanzo degli anni ‘60 che rivoluzionò l’approccio culturale, prima ancora che medico e politico, alla gestione della sanità mentale delle persone. Nel romanzo, il nido era il manicomio, le uova erano i pazienti e il cuculo la società che li collocava li per non occuparsene. Oggi potremmo riproporre la stessa metafora, con rispettivamente in sequenza il sistema euro, l’Italia e le élite finanziarie globali che di fatto si sono sostituite agli Stati in quello che è il principale compito della politica: la redistribuzione della ricchezza.

    Il pipistrello, come il cuculo, sappiamo che non costruisce nidi, ma per una strana analogia, recentemente qualcuno è andato a disturbare la sua esistenza, violando il suo equilibrio, occupando i suoi spazi e interferendo con la sua natura, confondendola con la propria. Vittima dei propri appetiti più infimi e scellerati, l’uomo ormai da secoli invade il creato e pensa di poterne fare ciò che vuole, come e quando vuole.

    Se riavvolgiamo il nastro del tempo, le malattie hanno accelerato cambiamenti epocali anche più delle guerre. Pensiamo alla “Peste Antonina” che segnò la fine politica e militare dell’Impero Romano, o  alla “Peste Nera” che uccise decine di milioni di persone in 6 anni a partire dalla metà del XIV secolo, aprendo all’evoluzione e all’involuzione economica dell’Europa Occidentale e Orientale attraverso la nascita della meccanizzazione in agricoltura, seguita poi dall’invenzione della stampa e dalle conquiste delle “Americhe”, o la “Spagnola” del primo dopoguerra che comportò un vero e proprio terremoto demografico, con un crollo del Pil del 7.5% e la nascita di quella Repubblica di Weimar alla quale si oppose il nazismo che a sua volta scatenò la seconda guerra mondiale con tutto ciò che poi ne conseguì in termini di cambiamenti militari, economici e sociali.

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      Rivolta dei contadini, 1381. Miniatura di Jean de Warvin

    Ora, fin dalla sua nascita, il sistema capitalistico basato sullo sfruttamento del pianeta al servizio dell’uomo e sullo sfruttamento dell’uomo al servizio di altri uomini, ha anche regalato a gran parte dell’umanità quel “benessere” e quella “democrazia” simboli del cosiddetto “progresso” che contraddistingue i paesi “avanzati”.

    I cicli capitalistici furono ben descritti dall’economista russo Nikolai Kondratiev nella famosa “teoria delle onde”. Come ho avuto modo di analizzare nel mio ultimo saggio, negli ultimi due cicli sono accaduti alcuni eventi storici e interventi pubblici che hanno facilitato alle élite finanziarie globali l'arricchimento anche e soprattutto in periodi di stagnazione economica: la fine del Gold-Standard che annullava gli accordi di Bretton Woods, il divorzio Bankitalia-Tesoro, il crollo del muro di Berlino, l’abolizione del Glass-Steagall Act, il sistema dell’euro e le successive politiche di austerity, la globalizzazione della finanza mondiale, tutte operazioni queste che hanno finito per smontare la teoria del trickle-down.

    I cicli economici si contraggono e si espandono in seguito a crisi e ripartenze. L’ultimo di questi cicli al quale ci approcciamo oggi è quello legato tra l'altro alla tecnologia per l’energia verde, l’innovazione medica, l’internet delle cose.

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    I cicli di Kondratiev (fonte Datastream)

    A suonare la sveglia per gli spietati approfittatori cui la storia non insegna mai nulla, arriva storicamente una fase discendente del ciclo in cui spesso si scatena una guerra, una bolla finanziaria o accade una pandemia, eventi che costringono la politica a fare quello che sa di dover fare ma in tempi di "calma piatta" non si decide mai a fare. Oggi siamo di fronte a un cambamento epocale in cui “grazie” alle forzature che ci impone questo virus, dobbiamo assumerci la responsabilità di operare quelle scelte necessarie a garantire equità sociale, a riequilibrare il nostro rapporto  con la natura, a produrre una sanità efficace.

     

    Purtroppo oggi l’Italia è in gabbia: dopo decenni di distruzione delle politiche energetiche e industriali (pensiamo all’omicidio Mattei e alle privatizzazione dell’Iri), della competitività tecnologica (pensiamo allo smantellamento della Olivetti), dell’autonomia militare e infine della sovranità monetaria, economica e fiscale. Per potersi svincolare dall’euronazismo, l’Italia dovrebbe invocare un nuovo Piano Marshall ed ecco che entra in gioco la Cina con la nuova “Via della Seta”. Anche gli Usa hanno voluto l’euro, magari per meglio "controllare" la "bizzarra" Europa, ma di fronte a una prospettiva del genere, sono stati costretti a mettersi in moto a loro modo, anche nella gestione di questa pandemia.

     

    In casa nostra bisognerebbe prendere atto definitivamente che i trattati europei non hanno niente a che fare con il sogno dell'Europa unita e solidale, prova ne è l’ostinazione disumana con cui ancora adesso, nonostante i morti e le prospettive molto più catastrofiche di quanto non si dica, Olanda e Germania in particolare continuano imperterrite ad agire contro ogni logica umana prima ancora che economica e politica.

    Fatto questo, l’Italia deve subito pretendere più concreta solidarietà con una rinegoziazione dei trattati, ponendo sul tavolo l’Italexit: una nazione che ha 800 mld di Pil non può avere la forza di affrontare da sola e con i vincoli attuali un piano da 500 mld, altrimenti sarà default, o meglio...è già default se proviamo una volta per tutte ad aprire gli occhi. Non è un caso che gli Usa stiano affrontando meglio di noi questa sfida grazie alla Fed ed è nei diritti costituzionali di ogni popolo poterlo fare.

    Oggi però l’Italia è in mano alla gerarchie europee che riferiscono alle élite finanziarie globali e si servono dei vassalli locali in tutti i settori, politici e burocratici, per conservare il loro potere. C’era una volta un sogno per smantellare questo sistema, ma purtroppo non è riuscito ad incidere come si sperava e al momento non lascia alternative: questo è il vero dramma che viviamo.

     

    D’altra parte questa è una irripetibile occasione per cambiare una volta per tutte la cultura della gestione della cosa pubblica interna da cui per forza di cose deriva quella privata: l’Italia deve dimostrare di meritare questa evoluzione, i vecchi mantra della sburocratizzazione e meritocratizzazione della PA vanno tradotti in provvedimenti rapidi ed efficienti sin da subito, non c’è più tempo! Abbiamo davanti la robotizzazione dell’industria, la telematizzazione della scuola e della salute, l’informatizzazione della giustizia, la sostenibilizzazione dell’energia ed è impossibile affrontare tutto questo con l’approccio istituzionale attuale.

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    Riflessioni. L'Amore di Dio per la Vita (Umberto Gamba, pittore)

    Ma questa esperienza non porta solo cambiamenti economici e politici, ne porta anche e soprattutto di personali e relazionali, a partire dal modo in cui ci approcciamo a rapportarci con noi stessi e con gli altri, perché niente sarà più come prima. Questa è un’esperienza che non finisce qui e non è escluso che si ripeterà negli anni anche sotto forme diverse e più impattanti, con l’occasione di ricondurci a una riflessione importante sul significato più profondo del nostro passaggio in questa vita. Intanto, questo passaggio che stiamo vivendo, prendiamolo come una palestra in cui possiamo allenare il meglio di noi stessi: la nostra pazienza, solidarietà, consapevolezza collettiva, con il recupero di tutte quelle qualità umane che sole possono permetterci di costruire tutti insieme un futuro migliore, perché solo così, come una nuova umanità, avremo dimostrato di aver imparato una lezione che meritavamo, la lezione che solo dalle grandi crisi nascono grandi opportunità.

     

  • Se PD e 5Stelle lasciano la Sinistra a Salvini

    Il 10 ottobre, in Tv, il Sig. Fabio, un ex partigiano umbro, indicando dietro di sé la bandiera del Partito Comunista, dice: “Li vedi questi? Questi qui oggi votano Lega”. Basterebbe questo per capire come è messa l’Umbria (e del resto l’Italia), ma andiamo con ordine.

    Così, anche dall’Umbria è arrivata l’ennesima conferma. L’Umbria conta circa 900.000 abitanti, di cui 650.000 residenti a Perugia e 100.000 a Terni: entrambi i Comuni nell’ultimo anno sono passati al CDX dopo decenni di dominio del CSX. Spoleto aveva fatto lo stesso con i suoi quasi 40.000 e anche Todi nel 2017 con i suoi 16.000. Era evidente quindi la disfatta, visto anche il trend sempre più negativo del M5S a tutti i livelli. Voglio quindi subito focalizzare l’attenzione sul perché Perugia e Terni abbiano cambiato aria, che è lo stesso motivo del perché il M5S non è incisivo come dovrebbe, un profondo problema che purtroppo (ed è qui che io mi incavolo) non si da alcun segno di voler risolvere. Perugia e Terni hanno vissuto la crisi dell’impresa metalmeccanica, del dissesto finanziario comunale, di una regione in preda alla corruzione, alla malaburocrazia e al clientelismo (motivo per cui è crollata): è il triste mondo della realtà con cui si deve fare i conti, un po’ la sintesi di quanto avviene in tutto il Paese, un mondo al quale non si risponde con le trovate comandate dagli algoritmi, ma con i fatti e i fatti, questo Governo, non li sta sapendo fare (bonus, debiti, tasse e passerelle sono il suo biglietto da visita).

    L'aumento dei votanti del 9% poi, è il dato ancora più impietoso per il M5S. Il M5S nasceva per tornare a far votare la gente. Se gli astensionisti tornano ma non votano M5S e il M5S prende l'8% quando (a essere buoni e paragonare le precedenti regionali) nel 2015 aveva preso il 14,5%, allora la situazione di fa più che grave, quasi irrimediabile.

     

    La foto di questa campagna in Umbria poi, se la sono scattata da soli: Conte che palleggia con Cucinelli, mentre Salvini va ad ascoltare gli operai nelle difficoltà e i sindaci che combattono sul territorio oggi (poi magari è una passerella anche quella ed è qui che deve riflettere chi può ancora prendersi una rivincita!). Un certo dubbio sul personaggio di Conte, per gli ambienti gattopardeschi da cui proviene, io l’ho sempre avuto. Un errore epocale definirlo “elevato”, ennesima prova dell’incapacità di selezionare chi deve essere all’altezza di realizzare nella pratica una grande idea di cambiamento per il Paese, prova che rischia di dover dare ragione persino a chi nutre dei dubbi sui retroscena di questa assurda e ingiustificata involuzione del M5S.

     

    I fatti dicono che sono ormai anni che il PD prima e il M5S poi, lasciano la sinistra a Salvini.

    I libri di Bagnai sono tra quanto di più a sinistra sia mai stato scritto in economia in Italia, ma purtroppo non andavano bene a chi sappiamo (posto che alcune soluzioni sono da mitigare, ma se ne può discutere) e ce lo siamo ritrovato candidato con la Lega nel 2018, perché il M5S era indaffarato a far rieleggere, spesso senza alcun merito, gli uscenti ed a contrabbandare voti con le corporazioni, i centri di potere del sistema e altri parassitismi che hanno distrutto questo paese.

    Quando Fusaro dice che  il contratto Lega-5Stelle era un passo verso il cambiamento, mentre l’abbraccio mortale con il PD è un suicidio, forse si tratta di buon senso?

    Se l’unica a dire che “il solo modo per combattere l’evasione fiscale è abbassare le tasse” è Giorgia Meloni e dopo qualche giorno le fa eco il Presidente della Repubblica, forse dovremmo ricordare che il M5S nasceva proprio per distruggere la retorica dei salotti radical chic e non alimentarla?

    Se il traffico di esseri umani, la schiavitù del terzo millennio, i nuovi alleati l’hanno sempre usata come business ai danni di tanti italiani, se l’integrazione e la multietnicitià sono ben altra cosa rispetto a ricevere qualche punto di spread in meno in cambio di mancette elettorali e porti sempre aperti...forse presentarsi in Umbria con un partito che ha accolto queste persone non sempre integrandole come dovrebbe, ma alimentando la disoccupazione, il clientelismo e i debiti....magari era poco opportuno? O tutto si deve fare adesso e subito, solo per la paura di scomparire? E il rischio di scomparire, lo hanno creato gli eventi fortuiti o il male viene da dentro e da lontano?

     

    Forse Bersani dovrebbe chiedersi come mai quei famosi 7 punti di elettorato sono passati dal PD ai 5 Stelle e poi alla Lega. Caro Bersani, questi famosi 7 punti, che oggi possono essere tranquillamente di più, sono i voti degli operai, dei pescatori, degli autonomi e delle piccole partite iva, dei dipendenti pubblici e privati che sono rimasti indietro e che né il PD, né adesso il M5S sembrano ascoltare più di tanto. Queste persone non votano la bandiera, non votano la frase ad effetto, il capello sciantoso o la legge-spot del momento. Queste persone votano per la sopravvivenza e non vi daranno tregua perché sanno che non li avete ascoltati come dovevate e sono convinti che non li ascolterete più.

     

    Pd e 5s lasciano la sinistra a Salvini quindi non tanto per quello che fanno e forse neanche per quello che non fanno, ma soprattutto per quello che gli italiani sanno che molti di loro (il PD in primis e il virus fintamente ex piddino che il M5S si è iniettato nel 2018 per passare da un sano 25% a un malato 33%) non sembrano avere nessuna intenzione di risolvere: la vera corruzione della burocrazia che ha imparato a legalizzare le tangenti, gli enti inutili e parassitari che prosperano alla faccia di chi lavora, le false pensioni e ora anche i falsi redditi di cittadinanza, le mazzette ai concorsi pubblici, le consorterie di corporazioni che non rappresentano più nessuno tranne che se stesse, le banche che fanno affari sulla pelle delle persone, la magistratura collusa con le massonerie e gli apparati di Stato deviati (qualcuno pensa ancora che i Falcone e i Borsellino siano stati uccisi dalla mafia?), i sistemi Bibbiano sparsi in tutta Italia grazie a servizi sociali che di sociale hanno ben poco, la famiglia bombardata da idee strampalate che dietro i diritti di alcuni nascondono la depravazione di tanti altri... Ma non si era detto che bisognava combattere tutto questo schifo? E allora? Che vogliamo fare?

    Se persino Piazza San Giovanni passata da Berlinguer al PD, ora passa dal M5S a Salvini, non è forse un segnale?

     

    Ernesto Guevara non accettò che la rivoluzione potesse ridursi a normale amministrazione burocratica e seguì il suo sogno. Il Mov oggi è diventato il partito di Castro, non più quello del “Che”, è un partito che rappresenta se stesso e non le persone ed è per questo che questa triste, macabra e indegna esperienza deve finire qui. La storia l’ha già dimenticata, insieme a tutti i suoi impostori. Gli strumenti per realizzare quel sogno ci sono sempre stati, quel sogno che in altre epoche è stato in altri luoghi, in altre forme, di altri eroi. Il Mov aveva dato la speranza di poter realizzare quel sogno senza essere eroi, ma semplici cittadini consapevoli. Oggi quella speranza si sta perdendo.

     

    Quel sogno, infatti, si può realizzare solo nella consapevolezza collettiva, che diviene intelligenza collettiva solo e soltanto con l’impegno continuo ad ascoltare le persone, a fare sintesi delle loro idee, dei lori bisogni, dei loro sogni che sono idee, bisogni e sogni del movimento solo se il movimento si impegna a rappresentare loro e mai se stesso.

    Torno a dire quindi che senza programmi che raccordano portavoce (a proposito, esistono ancora?) e territorio, adeguati a una grande visione e soprattutto persone in grado di realizzarli, si possono inventare tutte le trovate mediatiche del mondo, ci si può beare sui social anche riscontrando piccole e banali soddisfazioni personali, ma non si va da nessuna parte.

     

    Dove si fa vera opposizione, la gente premia la coerenza e punisce invece chi si permette di sbeffeggiare gli eroi che hanno portato avanti certe battaglie. 

    Va bene la forzatura di alleanze dettate da una legge elettorale fatta dai perdenti perché non vincano gli altri, ma un conto è dettare in qualche modo la linea, un conto è farsi mangiare voti prima a destra e poi a sinistra. Il M5S nasceva non per accordarsi con questo o quel partito alla bisogna, non per accettare compromessi al ribasso, ma per cambiare un sistema malato e incancrenito da secoli, un sistema dove cambiano le facce, ma la cultura è sempre la stessa. Il M5S, infatti, nasceva per realizzare una rivoluzione culturale prima che politica e una rivoluzione culturale non la si fa come si rischia di finire per farla, ossia solo per far finta di farla.

     

    Voglio infine lasciare un pensiero per Bianconi, una brava persona, ha detto una cosa bellissima ieri sera nella quale mi ritrovo: “ai miei figli dico che nella vita ci sono battaglie che vanno combattute, anche quando si sa che si possono perdere “. Nessuno dei cosiddetti leader a suo sostegno era con quest’uomo ieri sera e questa per loro la considero la sconfitta peggiore.

     

    PS

    L’altro giorno, al mare (si perché dovete sapere che in Salento si va ancora al mare!), ho incontrato un pescatore. Mi ha tenuto un’ora prima di entrare in acqua, a parlarmi del fatto che avendo una piccola casetta al mare ereditata da suo padre, è costretto a pagare tassa piena all’università per i figli, che il figlio che studia medicina gli dice di votare 5Stelle, ma che lui ora vota Lega perché la Lega gli ha salvato la vita l’anno scorso con la Pace Fiscale, che il gasolio che usa non lo può scaricare dalle tasse, che il suo lavoro non è considerato usurante (come evidentemente quello dei politici) e che i 5Stelle mettendosi con il PD hanno fatto la fine che gli voleva far fare Renzi. Non sapevo più cosa rispondergli...ma poi l'ho fatto e ognuno di voi può immaginare come.

     

  • Caro Beppe, tutto è compiuto.

    E questa volta non basterà un colpo di blog

    E questa volta non basterà un colpo di blog

     

    Caro Beppe, nel 2004 vivevo a Pavia quando venisti al Palazzetto. Il tuo spettacolo costava 80 euro e mi sembrava un po’ tantino, perciò non mi unii ai miei coinquilini, anche se non potei non condividere con loro lo spasso della serata.

    Nel 2006, tornato da poco in Salento, una ragazza dall’Inghilterra mi invitava a unirmi a uno dei primi meet-up d’Italia, quello di Lecce. Qui incontravo tanta gente che voleva cambiare il mondo, gente capace di crederci e di impegnarsi davvero, con tanta speranza e tanta energia positiva.

    Insieme a quelle persone cominciarono anni di avventure incredibili, con tante battaglie importanti sul territorio: dalla Copersalento alla Colacem, dai Rifiuti Zero alla Tap, dall’antimafia all’anticasta, dal colonialismo monetario al neoliberismo globalista. Erano gli anni in cui a Corsano arrivavano le Carla Poli, gli Alessio Ciacci, i Salvatore Borsellino, i Pino Aprile e soprattutto tantissimi cittadini con la luce negli occhi.

    In quegli anni si sognava in Salento e quando arrivò la tanto attesa notizia della nascita del Mov, tutti la cogliemmo come un’occasione storica, irripetibile, per cambiare le cose.

    Alla base di tutto, c’era un’idea davvero rivoluzionaria: la democrazia diretta. I cittadini decidevano e i politici eseguivano, sotto lo stretto controllo di sistemi informatici innovativi e di poche, semplici, chiare e irrevocabili regole uguali per tutti.

    Nel 2010 non si era ancora pronti per le regionali e Vendola sembrò anche a te una poesia da sostenere: acqua pubblica, cittadinanza attiva, ecologia e tanto altro. Erano ancora i tempi di “Casa Grillu” a Lecce, dove venne Roberto Fico, fresco di una sconfitta umiliante alle regionali in Campania, ma anche di un modo di pensare nuovo, che nasceva dal basso e che aveva la base, la cittadinanza, il popolo, al centro di ogni decisione, non come sminuiscono le malelingue che per convenienza gattopardesca definiscono questo modo di vedere le cose “populismo”, ma così come voleva e vuole la Costituzione più bella del mondo. Ai politici doveva essere tolto completamente il potere di agire per conto proprio, trasformandoli (qualcuno se lo ricorda ancora?) in meri porta-voce e nient’altro. Il potere quindi veniva tolto ai politici e passava al cittadino, era questa la rivoluzione! Poiché la politica aveva fallito, la politica veniva sostituita dai cittadini! Per questo era nato il Movimento 5 Stelle!

    E non vengano a menarcela con la storia che la democrazia diretta è impossibile e farraginosa, perché chi sostiene questo, nasconde ancora una volta la paura di cedere potere. Del resto, in Svizzera, altro modello del Mov, avviene già da molti anni e le cose come ben noto, funzionano molto meglio che in Italia: i cittadini decidono da soli cosa fare, con referendum senza quorum e altri strumenti pluritestati, relegando i politici a meri controllori e gestori delle emergenze (è forse questo che nel Mov oggi si ha paura di essere messi a fare?). Democrazia diretta non significa per chi viene eletto dover consultare continuamente la base, ma tenere aperto un continuo e franco dialogo, con partecipazione attiva (e non pilotata) sui temi più importanti.

    Così, nel 2012, dopo aver espugnato Parma, ci ritrovammo fiduciosi a Taranto e ci collegammo in diretta con Giancarlo Cancellieri, che ci faceva vedere il percorso che stavano elaborando per la Sicilia: programma scritto dai cittadini e votazione online delle persone che meglio erano in grado di realizzare quel programma, tutto via Liquid Feedback. Capimmo subito che quella era la strada per il vero cambiamento, estendibile in tutta Italia per le successive nazionali, inserendo l’insostituibile partecipazione di piazza a contatto diretto con le persone.

    La visione di Gianroberto a quel tempo era ancora forte, lui che veniva dall'Olivetti, perché in fondo non si può capire il Mov se non si capisce Adriano Olivetti. Tu invece, caro Beppe, avevi in mano il megafono e fu questo purtroppo a prevalere, con le regolette banali dei “comunicati politici” in perfetto stile orwelliano, ma comunque sospinte dalla tua e nostra fiducia ingenua che gli italiani, di fronte a un’idea così dirompente, non potevano che cogliere la storica occasione per cambiare finalmente davvero.

    In fondo, la pattuglia eletta nel 2013 era ancora a quel tempo ancorata al territorio. Con loro portammo in Parlamento la battaglia contro il folle progetto del raddoppio della SS275, scrivendo una pagina di storia per l’attivismo del nostro territorio: la prima vera azione di democrazia diretta dalla libera cittadinanza che il Salento avesse mai visto.

    Erano ancora i tempi in cui votavamo la Gabanelli prima Presidente Donna della storia della Repubblica Italiana: questa era rivoluzione, caro Beppe!

    Erano i tempi in cui il voto online era ancora in linea con i sentimenti della base.

    Il punto di non ritorno è cominciato invece nel 2014: cambio delle regole, eletti che sceglievano i loro cagnolini da compagnia e tu caro Beppe, che lasciavi fare, fiducioso che chi avevi creato non sarebbe mai riuscito a distruggere il tuo sogno, il nostro sogno.

    Dal 2015 in poi non si è capito più nulla: correnti, ricatti, vendette, autoreferenzialità, capannelli e porcherie di ogni tipo, come e peggio di quanto avvenuto nei vecchi partiti. Gli attivisti più pazienti hanno tenuto duro, continuando a guardare la luna e non il dito, portando avanti battaglie importanti sul territorio, spesso in solitaria, circondati da fantomatici “apritori di scatolette” che di fronte alla vera mafia, quella dei colletti bianchi (che cominciavano a mostrarsi utili per le famose “preferenze”), trovavano mille modi per sviarsela, preferendo non disturbare il potere e occupandosi del molto più comodo nulla e nulla più. In poche parole, era cominciata la discesa verso gli inferi della vecchia malapolitica, dove le persone vengono prese per i fondelli da disperati saltimbanchi alla prima e ultima opportunità che la sorte potesse regalare loro.

    Nonostante tutto, grazie all’intuizione e all’ostinazione di alcuni vecchi appassionati (quelli dei tempi di Taranto per intenderci), dal 2016 al 2017 mettemmo su i primi workshop sui fondi europei in Puglia e in Abruzzo, così da offrire opportunità concrete a un territorio che tanto ne aveva e ne ha bisogno.

    Dal 2016 poi, persi tragicamente Dario Fo e Gianroberto, anche il Mov è definitivamente caduto nelle mani di qualche piccolo furbetto da quattro soldi, scivolando dal grande sogno di milioni di italiani al baratro del becero tatticismo di un manipolo di infimi narcisisti patologici di cui è così piena la politica di oggi. E’ vero, caro Beppe, come dicesti a Italia a 5 Stelle a Roma: “la doppiezza mentale è la malattia del terzo millennio!”.

    Ovviamente c’è narcisismo e narcisismo. C’è quello di chi, dopo aver acquisito esperienze e raggiunto traguardi, mette tutto a disposizione degli altri per un progetto più grande e quello di personaggetti in cerca d’autore che nella vita non hanno mai concluso niente e che sfruttano cinicamente qualsiasi occasione per fingere capacità che non hanno, a discapito della fiducia di tantissima gente, fiducia di cui questi abominevoli predatori si nutrono semplicemente per guardarsi meglio allo specchio, visto che non dispongono di alternative migliori (poracci!).

    Così, arriviamo al 2018 e alla follia di imporre la riconferma dei parlamentari uscenti, in barba a ogni regola rivoluzionaria: “il politicante che ha fallito deve andare a casa su volontà della base, altrimenti si diventa come gli altri”…ricordi caro Beppe?

    Se non ricordi, vieni a farti un giro nei territori, vieni a vedere il fango che avanza, divorando i resti di quello che un tempo era un sogno, un grande sogno! Consiglieri abbandonati a loro stessi e interpellati solo quando serve il clic o la passerella di turno, parlamantari completamente scollati dalla realtà che vagano come zombie concentrati a recitare una parte che non gli appartiene, incompetenza e faziosità dilaganti e chi più ne ha più ne metta. Questo ovviamente salvo le dovute e rare eccezioni, che perciò faticano anche ad emergere.

    Infine, nel 2019, le europee: la farsa alla sua ennesima potenza. Tutte le pecore travestite da leoni hanno gettato la maschera e quel che è peggio, ancora una volta sono stati capovolti i principi più elementari del sogno rivoluzionario, si perché un sogno non va avanti solo con i tweet, ma ha bisogno di un raccordo chiaro e forte tra valori, programmi e persone in grado di realizzarli. Invece cosa è accaduto? Nonostente l'apprezzabile seppur timido sforzo nei criteri di merito, prima la scelta online di qualche amico di sappiamo chi (tanto da sbandierarlo sui giornali nel silenzio omertoso di tutti!), poi 6 punti di pseudo-programma scritti da non sappiamo chi e infine incontri sul territorio a prendere triplamente in giro la gente. Risultato? Chi aveva 4 meriti su 9 è passato avanti a chi ne aveva 7, grazie a qualche selfie con annessa propaganda autoreferenziale pagata da stipendio pubblico.

    Per raccordare valori, territori e azioni di cambiamento che traducano in fatti la scelta degli elettori, come ben noto, il percorso è proprio l’opposto: valori chiari e ben definiti rappresentati da regole inderogabili e uguali per tutti (e ho detto per tutti!), incontri fisici e piattaforme web per la scrittura partecipata del programma, infine scelta dei profili di candidati che meglio possono mettere in pratica il programma (cv personale, professionale, di attivismo etc.).

    Senza questo collante e soprattutto senza una volontà ferrea di garantirne l’applicazione in maniera disinteressata e super partes, ogni forma di rivoluzione è destinata a fallire.

    E infatti, cosa è accaduto? Una forza politica con il 33% del consenso nazionale, con punte del 44% al Sud, ha finito per dover cedere le posizioni chiave dei ministeri prima alla Lega e poi, peggio ancora, a questo PD e non venirmi a dire adesso caro Beppe, che questo è quello che sognavi anche tu, perché per me è il ripiego mediocre di un fallimento annunciato e di cui mi dispiace, ma tu sei responsabile, fin dai primi comunicati orwelliani.

    Esiste una cosa che rende un politico capace o meno di agire il cambiamento: la credibilità. Bastava proporre i Davigo alla giustizia, i Gino Strada alla sanità, i De Masi all'economia e così via, invece di intestardirsi ad apparire migliori di quello che si è, fingendo a più non posso, rincorrendo ogni giorno l’ombra del proprio fiore di narciso. Nel 2018, gli eletti, posto che non abbiano truccato le primarie (anche qui, sarebbe tempo di dire a tutti le cose come stanno), dovevano prendere al massimo posizioni di sottosegretariato e intanto continuare a curare le ferite di una forza politica lacerata tra vertice e base, visto che incredibilmente, in un movimento che si diceva orizzontale, una base e un vertice avevano finito per formarsi.

    Occorreva nominare gente in grado di mettere davvero fascisti e radicalchic nelle condizioni di contraddirsi da soli, di andare in corto circuito e annullarsi, a partire dai poteri occulti della magistratura corrotta, delle banche usuraie, dei privilegi che dopo 10 anni di attività politica del Mov i soliti noti continuano tranquillamente a conservare, ridendoci beatamente addosso!

    E allora, caro Beppe, figurati se leggerai questa lettera, ma da ora non puoi più fare finta di non sapere quello che devi fare, visto che se non lo fai tu, non lo farà di certo chi continua a giggioneggiare con quella che è stata la più grande illusione di sano cambiamento della storia della politica italiana.

    Mi sembra sia in atto un giochino perverso in cui, usando le parole di Brecht, “poiché il popolo non è d’accordo, bisogna nominare un nuovo popolo”, con artifici da psyco-algoritmo che hanno portato il 94% del consenso della base sul contratto con la Lega al 79% dell'accordo col PD al 63% della trovata per l'Umbria (a proposito, la tendenza dimostra che il popolo a 5 stelle è ancora vivo!).

    Allora, caro Beppe, ti dico che chi ci ha creduto davvero nel sogno del Mov, non merita quello a cui stiamo assistendo e nessuno, compreso tu, compreso io, ha il diritto di continuare un tale perverso gioco al massacro.

    Non esiste politica di rinnovamento fuori da un grande sogno. Se non si è stati all’altezza di realizzare un grande sogno, solo per banali limiti di umana natura che non si è voluto imbrigliare in regole uguali per tutti e con persone in grado di applicarle in maniera capace e disinteressata, allora finito il grande sogno, si diventa come tutti gli altri.

    I problemi del Mov hanno radici profonde, caro Beppe e questa volta non ti basterà un altro colpo di blog. Questa volta o si fa quello che si deve fare, o si muore.

     

  • Il Futuro in Rosa

    Riscoprirsi se stesse nell'impegno civico di ogni giorno

    Riscoprirsi se stesse nell'impegno civico di ogni giorno

     

    La “festa della donna” è una piacevole ricorrenza che può servire a vivere una giornata in particolare libertà o a condividere gesti di romantica galanteria, ma anche a riflettere su questioni importanti della nostra società.

    A cominciare dal linguaggio, con i suoi retaggi culturali e i suoi diversi usi e consumi, è fondamentale per gestire qualsiasi rapporto, specie quello tra uomini e donne, due mondi che a volte fanno solo finta di incontrarsi davvero. E’ un dato di fatto e non è un caso, ad esempio, che nei paesi anglosassoni, dove la grammatica non ha femminile né maschile, la donna si afferma meglio socialmente.

    Da noi, l’annessione del sud al nord avvenuta con l’invasione anglo-piemontese, le due guerre mondiali e le successive crisi economiche, hanno di fatto spogliato il sud dei custodi del “poco e dell’antico” come ha scritto Aprile, di fatto creando caos e squilibrio nella società meridionale.

    Così la donna, per uscire dal ruolo di “angelo del focolare” nel quale era stata relegata, si è dovuta reinventare socialmente, con enormi fatiche e in questo non è stata sufficientemente aiutata dall’uomo. Questo sforzo immane ha finito per costringerla a tentare di occupare spazi solitamente maschili, non lasciandosi sufficienti energie e opportunità per valorizzarsi nelle qualità uniche e affascinanti che per natura la contraddistinguono.

    In politica, ad esempio, le donne non dovrebbero essere “quote rosa”, ma semplicemente elementi attivi di un processo naturale e sano che dall’individuo porta alla famiglia, dalla famiglia all’associazionismo e dall’associazionismo al ruolo attivo nella cosa pubblica.

    Nella chiesa poi, sarebbe ora di uscire dal medioevo cominciando con l’apertura delle donne a qualsiasi ruolo e gerarchia, fino ad arrivare all’elezione della prima papessa nella storia!

    Non a caso, con la votazione di Milena Gabanelli a candidata Presidente della Repubblica per il M5S, nel 2013 volemmo lanciare un segnale.

    Il diritto e il dovere di essere donna, in ogni senso, oggi, è una questione importante dalla quale non si può prescindere se si vuole il vero cambiamento necessario.

    E non parlo di donne che si ostinano a imitare gli uomini, ma di donne che con tutta la loro tenerezza, creatività, passione e caparbietà, intendono invertire il declino morale e sociale del nostro tempo, semplicemente essendo se stesse.

    Sono d’accordo con Carmen Consoli quando dice che “il femminismo è il peggior maschilismo”, ma cominciamo noi uomini a dimostrare che non c’è bisogno di femminismo perché non esista il maschilismo.

    Non sarà magari che le cose nella nostra società, a cominciare dalla gestione della cosa pubblica, vanno male proprio perché le donne sono troppo poche?

    Fare politica va ben oltre la candidatura in questo o quel partito, questa o quella lista elettorale e riguarda il comportamento e il pensiero di tutti noi, quotidianamente.

    Si può fare politica vivendo con estrema riservatezza la propria vita, facendo associazionismo, insegnando a scuola, lavorando in un’impresa o in un luogo pubblico in generale, partecipando a un evento, parlando in piazza o in casa con amici. 

    Solitamente si dice che la politica è sporca e non si ha tutti i torti nel pensarlo. Posto però che se la politica è sporca è perché le persone che la fanno sono tali, chi resta fuori dalle competizione elettorali (mai potrebbe dalla politica), per scelta o per non curanza, contribuisce indirettamente a lasciare le cose come stanno.

    Cito la questione delle candidature in politica perché la ritengo una sintesi importante di come la donna interagisca con la comunità. Ma cosa significa oggi fare politica attiva?

    Corsano, come molti altri Comuni in Italia, non ha mai avuto un sindaco donna ed ha avuto solo una candidata sindaco donna in tutta la sua storia amministrativa!

    Indubbiamente è un segno molto negativo di come la donna interpreti ed esprima il suo ruolo nella comunità ed è una questione su cui gli uomini quanto le donne si devono interrogare.

    In una nazione dove le donne entrano a fare politica attiva grazie alle “quote rosa”, il M5S ha da sempre anticipato le regole e aperto le porte alle donne in tutti i livelli istituzionali.

    E’ cosa nota che nel 2014 ci battemmo affinché Corsano esprimesse un sindaco donna e che quella candidata fosse proposta dal Movimento 5 Stelle. Purtroppo l’operazione all’epoca non fu possibile e ad oggi la situazione non sembra migliorata. Il problema però non riguarda solo Corsano, ma è un problema italiano, globale. E’ un dato di fatto che le cosiddette “democrazie occidentali”, per non parlare dei regimi e delle dittature nel resto del mondo, hanno difficoltà ad esprimere personalità femminili di rilievo e dove ce la fanno non ne garantiscono la costanza necessaria.

    Parlando con le donne del paese, a partire da quelle sanamente impegnate in famiglia come anche nel lavoro, ci si sente spesso rispondere “non ho tempo”, “non voglio mettermi in mostra”, “non credo di essere all’altezza”, "non mi va di essere usata". Questo anche quando viene prospettata con la massima umiltà e apertura un ruolo di primo piano e senza compromessi di sorta.

    Poi ti guardi attorno e ti accorgi che sono poche le associazioni presiedute da donne e che a volte le donne vengono chiamate in causa a fare solo da prestanome, quindi tutti i torni non li ha chi si rifiuta, ma è sempre e solo colpa degli altri?

    Questo ruolo marginale nella politica non è un problema che riguarda solo la categoria, ma nasconde in realtà tanti altri problemi e deve far riflettere sul ruolo che la donna oggi ricopre e dovrebbe ricoprire a livello familiare, sociale, economico, specie nella terra del rimorso.

    Finisce spesso cosi che la donna sia chiamata dagli uomini a fare da “riempilista”, o che sia lei stessa ad autorelegarsi in questo ruolo perché indisponibile a osare oltre. Se non ci fossero le quota rosa si rischierebbe addirittura di non avere proprio donne in lista, come in passato è più volte accaduto. Personalmente sono contro le quote rosa nel senso che preferirei che le donne fossero protagoniste attive della politica e si prendessero ciò che spetta loro di diritto. basta con la politica creata da e per l’uomo a propria immagine e somiglianza!

    Siamo stanchi di una società afflitta da maschilismo e femminismo. In realtà, in una società sana ed equilibrata, le “quote rosa”, così come la “festa della donna” non avrebbero senso e se esistono è perché evidentemente viviamo in una società malata sotto molti aspetti.

    Il mio augurio di oggi è quindi che le quote rosa e la festa della donna non siano più necessarie affinché la donna sia parte pienamente protagonista della politica (come di qualsiasi ruolo sociale in generale) e questo articolo è semplicemente un invito a intraprendere l’unica strada possibile in questa direzione: l’impegno civico delle donne nel loro ruolo fondamentale per la crescita umana e culturale delle nostre comunità.