Venerdì, 08 Marzo 2019 09:39

Il Futuro in Rosa

Riscoprirsi se stesse nell'impegno civico di ogni giorno

 

La “festa della donna” è una piacevole ricorrenza che può servire a vivere una giornata in particolare libertà o a condividere gesti di romantica galanteria, ma anche a riflettere su questioni importanti della nostra società.

A cominciare dal linguaggio, con i suoi retaggi culturali e i suoi diversi usi e consumi, è fondamentale per gestire qualsiasi rapporto, specie quello tra uomini e donne, due mondi che a volte fanno solo finta di incontrarsi davvero. E’ un dato di fatto e non è un caso, ad esempio, che nei paesi anglosassoni, dove la grammatica non ha femminile né maschile, la donna si afferma meglio socialmente.

Da noi, l’annessione del sud al nord avvenuta con l’invasione anglo-piemontese, le due guerre mondiali e le successive crisi economiche, hanno di fatto spogliato il sud dei custodi del “poco e dell’antico” come ha scritto Aprile, di fatto creando caos e squilibrio nella società meridionale.

Così la donna, per uscire dal ruolo di “angelo del focolare” nel quale era stata relegata, si è dovuta reinventare socialmente, con enormi fatiche e in questo non è stata sufficientemente aiutata dall’uomo. Questo sforzo immane ha finito per costringerla a tentare di occupare spazi solitamente maschili, non lasciandosi sufficienti energie e opportunità per valorizzarsi nelle qualità uniche e affascinanti che per natura la contraddistinguono.

In politica, ad esempio, le donne non dovrebbero essere “quote rosa”, ma semplicemente elementi attivi di un processo naturale e sano che dall’individuo porta alla famiglia, dalla famiglia all’associazionismo e dall’associazionismo al ruolo attivo nella cosa pubblica.

Nella chiesa poi, sarebbe ora di uscire dal medioevo cominciando con l’apertura delle donne a qualsiasi ruolo e gerarchia, fino ad arrivare all’elezione della prima papessa nella storia!

Non a caso, con la votazione di Milena Gabanelli a candidata Presidente della Repubblica per il M5S, nel 2013 volemmo lanciare un segnale.

Il diritto e il dovere di essere donna, in ogni senso, oggi, è una questione importante dalla quale non si può prescindere se si vuole il vero cambiamento necessario.

E non parlo di donne che si ostinano a imitare gli uomini, ma di donne che con tutta la loro tenerezza, creatività, passione e caparbietà, intendono invertire il declino morale e sociale del nostro tempo, semplicemente essendo se stesse.

Sono d’accordo con Carmen Consoli quando dice che “il femminismo è il peggior maschilismo”, ma cominciamo noi uomini a dimostrare che non c’è bisogno di femminismo perché non esista il maschilismo.

Non sarà magari che le cose nella nostra società, a cominciare dalla gestione della cosa pubblica, vanno male proprio perché le donne sono troppo poche?

Fare politica va ben oltre la candidatura in questo o quel partito, questa o quella lista elettorale e riguarda il comportamento e il pensiero di tutti noi, quotidianamente.

Si può fare politica vivendo con estrema riservatezza la propria vita, facendo associazionismo, insegnando a scuola, lavorando in un’impresa o in un luogo pubblico in generale, partecipando a un evento, parlando in piazza o in casa con amici. 

Solitamente si dice che la politica è sporca e non si ha tutti i torti nel pensarlo. Posto però che se la politica è sporca è perché le persone che la fanno sono tali, chi resta fuori dalle competizione elettorali (mai potrebbe dalla politica), per scelta o per non curanza, contribuisce indirettamente a lasciare le cose come stanno.

Cito la questione delle candidature in politica perché la ritengo una sintesi importante di come la donna interagisca con la comunità. Ma cosa significa oggi fare politica attiva?

Corsano, come molti altri Comuni in Italia, non ha mai avuto un sindaco donna ed ha avuto solo una candidata sindaco donna in tutta la sua storia amministrativa!

Indubbiamente è un segno molto negativo di come la donna interpreti ed esprima il suo ruolo nella comunità ed è una questione su cui gli uomini quanto le donne si devono interrogare.

In una nazione dove le donne entrano a fare politica attiva grazie alle “quote rosa”, il M5S ha da sempre anticipato le regole e aperto le porte alle donne in tutti i livelli istituzionali.

E’ cosa nota che nel 2014 ci battemmo affinché Corsano esprimesse un sindaco donna e che quella candidata fosse proposta dal Movimento 5 Stelle. Purtroppo l’operazione all’epoca non fu possibile e ad oggi la situazione non sembra migliorata. Il problema però non riguarda solo Corsano, ma è un problema italiano, globale. E’ un dato di fatto che le cosiddette “democrazie occidentali”, per non parlare dei regimi e delle dittature nel resto del mondo, hanno difficoltà ad esprimere personalità femminili di rilievo e dove ce la fanno non ne garantiscono la costanza necessaria.

Parlando con le donne del paese, a partire da quelle sanamente impegnate in famiglia come anche nel lavoro, ci si sente spesso rispondere “non ho tempo”, “non voglio mettermi in mostra”, “non credo di essere all’altezza”, "non mi va di essere usata". Questo anche quando viene prospettata con la massima umiltà e apertura un ruolo di primo piano e senza compromessi di sorta.

Poi ti guardi attorno e ti accorgi che sono poche le associazioni presiedute da donne e che a volte le donne vengono chiamate in causa a fare solo da prestanome, quindi tutti i torni non li ha chi si rifiuta, ma è sempre e solo colpa degli altri?

Questo ruolo marginale nella politica non è un problema che riguarda solo la categoria, ma nasconde in realtà tanti altri problemi e deve far riflettere sul ruolo che la donna oggi ricopre e dovrebbe ricoprire a livello familiare, sociale, economico, specie nella terra del rimorso.

Finisce spesso cosi che la donna sia chiamata dagli uomini a fare da “riempilista”, o che sia lei stessa ad autorelegarsi in questo ruolo perché indisponibile a osare oltre. Se non ci fossero le quota rosa si rischierebbe addirittura di non avere proprio donne in lista, come in passato è più volte accaduto. Personalmente sono contro le quote rosa nel senso che preferirei che le donne fossero protagoniste attive della politica e si prendessero ciò che spetta loro di diritto. basta con la politica creata da e per l’uomo a propria immagine e somiglianza!

Siamo stanchi di una società afflitta da maschilismo e femminismo. In realtà, in una società sana ed equilibrata, le “quote rosa”, così come la “festa della donna” non avrebbero senso e se esistono è perché evidentemente viviamo in una società malata sotto molti aspetti.

Il mio augurio di oggi è quindi che le quote rosa e la festa della donna non siano più necessarie affinché la donna sia parte pienamente protagonista della politica (come di qualsiasi ruolo sociale in generale) e questo articolo è semplicemente un invito a intraprendere l’unica strada possibile in questa direzione: l’impegno civico delle donne nel loro ruolo di fondamentale per la crescita umana e culturale delle nostre comunità.

 

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  • Se PD e 5Stelle lasciano la Sinistra a Salvini

    Ho cominciato a scrivere questo articolo a primavera, dopo le uscite sul tema della famiglia da parte di ex piddini poi riciclatisi 5stelle (o quel che proprio a causa loro e non solo ne resta oggi) e speravo di non tirarlo mai fuori, ma eccoci qua.

     

    Il 10 ottobre, in Tv, il Sig. Fabio, un ex partigiano umbro, indicando dietro di sé la bandiera del Partito Comunista, dice: “Li vedi questi? Questi qui oggi votano Lega”. Basterebbe questo per capire come è messa l’Umbria (e del resto l’Italia), ma andiamo con ordine.

     

    Personalmente non aspettavo l’Umbria per esprimere il mio pensiero, visto che lo esprimo da anni e anni ed è sempre quello. Semmai anche dall’Umbria è arrivata l’ennesima conferma. L’Umbria conta circa 900.000 abitanti, di cui 650.000 residenti a Perugia e 100.000 a Terni: entrambi i Comuni nell’ultimo anno sono passati al CDX dopo decenni di dominio del CSX. Spoleto aveva fatto lo stesso con i suoi quasi 40.000 e anche Todi nel 2017 con i suoi 16.000. Era evidente quindi la disfatta, visto anche il trend sempre più negativo del M5S a tutti i livelli. Voglio quindi subito focalizzare l’attenzione sul perché Perugia e Terni abbiano cambiato aria, che è lo stesso motivo del perché il M5S non è incisivo come dovrebbe, un profondo problema che purtroppo (ed è qui che io mi incavolo) non si da alcun segno di voler risolvere. Perugia e Terni hanno vissuto la crisi dell’impresa metalmeccanica, del dissesto finanziario comunale, di una regione in preda alla corruzione, alla malaburocrazia e al clientelismo (motivo per cui è crollata): è il triste mondo della realtà con cui si deve fare i conti, un po’ la sintesi di quanto avviene in tutto il Paese, un mondo al quale non si risponde con le trovate comandate dagli algoritmi, ma con i fatti e i fatti, questo Governo, non li sta sapendo fare (bonus, debiti, tasse e passerelle sono il suo biglietto da visita).

    L'aumento dei votanti del 9% poi, è il dato ancora più impietoso per il M5S. Il M5S nasceva per tornare a far votare la gente. Se gli astensionisti tornano ma non votano M5S e il M5S prende l'8% quando (a essere buoni e paragonare le precedenti regionali) nel 2015 aveva preso il 14,5%, allora la situazione di fa più che grave, quasi irrimediabile.

     

    La foto di questa campagna in Umbria poi, se la sono scattata da soli: Conte che palleggia con Cucinelli (simbolo al sostegno all’innovazione che risolve i problemi di tutti, si ma quando?), mentre Salvini va ad ascoltare gli operai nelle difficoltà e i sindaci che combattono sul territorio oggi (poi magari è una passerella anche quella ed è qui che deve riflettere chi può ancora prendersi una rivincita!). Un certo dubbio sul personaggio di Conte, per gli ambienti gattopardeschi da cui proviene, io l’ho sempre avuto. Un errore epocale definirlo “elevato”, ennesima prova dell’incapacità di selezionare chi deve essere all’altezza di realizzare nella pratica una grande idea di cambiamento per il Paese, prova che rischia di dover dare ragione persino a chi nutre dei dubbi sui retroscena di questa assurda e ingiustificata involuzione del M5S.

     

    I fatti dicono che sono ormai anni che il PD prima e il M5S poi, lasciano la sinistra a Salvini.

    I libri di Bagnai sono tra quanto di più a sinistra sia mai stato scritto in economia in Italia, ma purtroppo non andavano bene a chi sappiamo (posto che alcune soluzioni sono da mitigare, ma se ne può discutere) e ce lo siamo ritrovato candidato con la Lega nel 2018, perché il M5S era indaffarato a far rieleggere, spesso senza alcun merito, gli uscenti e a contrabbandare voti con le corporazioni e altri parassiti vari.

    Quando Fusaro dice che mentre il contratto Lega-5Stelle era un passo verso il cambiamento, mentre l’abbraccio mortale con il PD è un suicidio, forse si tratta di buon senso?

    Se l’unica a dire che “il solo modo per combattere l’evasione fiscale è abbassare le tasse” è Giorgia Meloni e dopo qualche giorno le fa eco il Presidente della Repubblica, forse dovremmo ricordare che il M5S nasceva proprio per distruggere la retorica dei salotti radical chic e non alimentarla?

    Se il traffico di esseri umani, la schiavitù del terzo millennio, i nuovi alleati l’hanno sempre usata come business ai danni di tanti italiani, se l’integrazione e la multietnicitià sono ben altra cosa rispetto a ricevere qualche punto di spread in meno in cambio di mancette elettorali e porti sempre aperti...forse presentarsi in Umbria con un partito che ha accolto queste persone non sempre integrandole come dovrebbe, ma alimentando la disoccupazione, il clientelismo e i debiti....magari era poco opportuno? O tutto si deve fare adesso e subito, solo per la paura di scomparire? E il rischio di scomparire, lo hanno creato gli eventi fortuiti o il male viene da dentro e da lontano?

     

    Poi un’altra cosa: forse Bersani dovrebbe chiedersi come mai quei famosi 7 punti di elettorato sono passati dal PD ai 5 Stelle e poi alla Lega. Caro Bersani, questi famosi 7 punti, che oggi possono essere tranquillamente di più, sono i voti degli operai, dei pescatori, degli autonomi e delle piccole partite iva, dei dipendenti pubblici e privati che sono rimasti indietro e che né il PD, né adesso il M5S sembrano ascoltare più di tanto. Queste persone non votano la bandiera, non votano la frase ad effetto, il capello sciantoso o la legge-spot del momento. Queste persone votano per la sopravvivenza e non vi daranno tregua perché sanno che non li avete ascoltati come dovevate e sono convinti che non li ascolterete più.

     

    Pd e 5s lasciano la sinistra a Salvini quindi non tanto per quello che fanno e forse neanche per quello che non fanno, ma soprattutto per quello che gli italiani sanno che molti di loro (il PD in primis e il virus fintamente ex piddino che il M5S si è iniettato nel 2018 per passare da un sano 25% a un malato 33%) non sembrano avere nessuna intenzione di fare: la vera corruzione della burocrazia che ha imparato a legalizzare le tangenti, gli enti inutili e parassitari che prosperano alla faccia di chi lavora, le false pensioni e ora anche i falsi redditi di cittadinanza, le mazzette ai concorsi pubblici, le consorterie di corporazioni che non rappresentano più nessuno tranne che se stesse, le banche che fanno affari sulla pelle delle persone, la magistratura collusa con le massonerie e gli apparati di Stato deviati (qualcuno pensa ancora che i Falcone e i Borsellino siano stati uccisi dalla mafia?), i sistemi Bibbiano sparsi in tutta Italia grazie a servizi sociali che di sociale hanno ben poco, la famiglia bombardata da idee strampalate che dietro i diritti di alcuni nascondono la depravazione di tanti altri... Ma non si era detto che bisognava combattere tutto questo schifo? E allora? Che vogliamo fare?

    Se persino Piazza San Giovanni passata da Berlinguer al PD, ora passa dal M5S a Salvini, non è forse un segnale?

     

    Ernesto Guevara non accettò che la rivoluzione potesse ridursi a normale amministrazione burocratica e seguì il suo sogno. Il Mov oggi è diventato il partito di Castro, non più quello del “Che”, è un partito che rappresenta se stesso e non le persone ed è per questo che questa triste, macabra e indegna esperienza deve finire qui. La storia l’ha già dimenticata, insieme a tutti i suoi impostori. Gli strumenti per realizzare quel sogno ci sono sempre stati, quel sogno che in altre epoche è stato in altri luoghi, in altre forme, di altri eroi. Il Mov aveva dato la speranza di poter realizzare quel sogno senza essere eroi, ma semplici cittadini consapevoli. Oggi quella speranza si sta perdendo.

     

    Quel sogno, infatti, si può realizzare solo nella consapevolezza collettiva, che diviene intelligenza collettiva solo e soltanto con l’impegno continuo ad ascoltare le persone, a fare sintesi delle loro idee, dei lori bisogni, dei loro sogni che sono idee, bisogni e sogni del movimento solo se il movimento si impegna a rappresentare loro e mai se stesso.

    Torno a dire quindi che senza programmi che raccordano portavoce (a proposito, esistono ancora?) e territorio, adeguati a una grande visione e soprattutto persone in grado di realizzarli, si possono trovare tutte le trovate mediatiche del mondo, ci si può beare sui social anche riscontrando piccole e banali soddisfazioni personali, ma non si va da nessuna parte.

     

    Dove si fa vera opposizione, la gente premia la coerenza e punisce invece chi si permette di sbeffeggiare gli eroi che hanno portato avanti certe battaglie. 

    Va bene la forzatura di alleanze dettate da una legge elettorale fatta dai perdenti perché non vincano gli altri, ma un conto è dettare in qualche modo la linea, un conto è farsi mangiare voti prima a destra e poi a sinistra. Il M5S nasceva non per accordarsi con questo o quel partito alla bisogna, non per accettare compromessi al ribasso, ma per cambiare un sistema malato e incancrenito da secoli, un sistema dove cambiano le facce, ma la cultura è sempre la stessa. Il M5S, infatti, nasceva per realizzare una rivoluzione culturale prima che politica e una rivoluzione culturale non la si fa come si rischia di finire per farla, ossia solo per far finta di farla.

     

    Voglio infine lasciare un pensiero per Bianconi, una brava persona, ha detto una cosa bellissima ieri sera nella quale mi ritrovo: “ai miei figli dico che nella vita ci sono battaglie che vanno combattute, anche quando si sa che si possono perdere “. Nessuno dei cosiddetti leader a suo sostegno era con quest’uomo ieri sera e questa per loro la considero la sconfitta peggiore.

     

    PS

    L’altro giorno, al mare (si perché dovete sapere che in Salento si va ancora al mare!), ho incontrato un pescatore. Mi ha tenuto un’ora prima di entrare in acqua, a parlarmi del fatto che avendo una piccola casetta al mare ereditata da suo padre, è costretto a pagare tassa piena all’università per i figli, che il figlio che studia medicina gli dice di votare 5Stelle, ma che lui ora vota Lega perché la Lega gli ha salvato la vita l’anno scorso con la Pace Fiscale, che il gasolio che usa non lo può scaricare dalle tasse, che il suo lavoro non è considerato usurante (come evidentemente quello dei politici) e che i 5Stelle mettendosi con il PD hanno fatto la fine che gli voleva far fare Renzi. Non sapevo più cosa rispondergli...ma poi l'ho fatto e ognuno di voi può immaginare come.

     

  • Caro Beppe, tutto è compiuto.

    E questa volta non basterà un colpo di blog

    E questa volta non basterà un colpo di blog

     

    Caro Beppe, nel 2004 vivevo a Pavia quando venisti al Palazzetto. Il tuo spettacolo costava 80 euro e mi sembrava un po’ tantino, perciò non mi unii ai miei coinquilini, anche se non potei non condividere con loro lo spasso della serata.

    Nel 2006, tornato da poco in Salento, una ragazza dall’Inghilterra mi invitava a unirmi a uno dei primi meet-up d’Italia, quello di Lecce. Qui incontravo tanta gente che voleva cambiare il mondo, gente capace di crederci e di impegnarsi davvero, con tanta speranza e tanta energia positiva.

    Insieme a quelle persone cominciarono anni di avventure incredibili, con tante battaglie importanti sul territorio: dalla Copersalento alla Colacem, dai Rifiuti Zero alla Tap, dall’antimafia all’anticasta, dal colonialismo monetario al neoliberismo globalista. Erano gli anni in cui a Corsano arrivavano le Carla Poli, gli Alessio Ciacci, i Salvatore Borsellino, i Pino Aprile e soprattutto tantissimi cittadini con la luce negli occhi.

    In quegli anni si sognava in Salento e quando arrivò la tanto attesa notizia della nascita del Mov, tutti la cogliemmo come un’occasione storica, irripetibile, per cambiare le cose.

    Alla base di tutto, c’era un’idea davvero rivoluzionaria: la democrazia diretta. I cittadini decidevano e i politici eseguivano, sotto lo stretto controllo di sistemi informatici innovativi e di poche, semplici, chiare e irrevocabili regole uguali per tutti.

    Nel 2010 non si era ancora pronti per le regionali e Vendola sembrò anche a te una poesia da sostenere: acqua pubblica, cittadinanza attiva, ecologia e tanto altro. Erano ancora i tempi di “Casa Grillu” a Lecce, dove venne Roberto Fico, fresco di una sconfitta umiliante alle regionali in Campania, ma anche di un modo di pensare nuovo, che nasceva dal basso e che aveva la base, la cittadinanza, il popolo, al centro di ogni decisione, non come sminuiscono le malelingue che per convenienza gattopardesca definiscono questo modo di vedere le cose “populismo”, ma così come voleva e vuole la Costituzione più bella del mondo. Ai politici doveva essere tolto completamente il potere di agire per conto proprio, trasformandoli (qualcuno se lo ricorda ancora?) in meri porta-voce e nient’altro. Il potere quindi veniva tolto ai politici e passava al cittadino, era questa la rivoluzione! Poiché la politica aveva fallito, la politica veniva sostituita dai cittadini! Per questo era nato il Movimento 5 Stelle!

    E non vengano a menarcela con la storia che la democrazia diretta è impossibile e farraginosa, perché chi sostiene questo, nasconde ancora una volta la paura di cedere potere. Del resto, in Svizzera, altro modello del Mov, avviene già da molti anni e le cose come ben noto, funzionano molto meglio che in Italia: i cittadini decidono da soli cosa fare, con referendum senza quorum e altri strumenti pluritestati, relegando i politici a meri controllori e gestori delle emergenze (è forse questo che nel Mov oggi si ha paura di essere messi a fare?). Democrazia diretta non significa per chi viene eletto dover consultare continuamente la base, ma tenere aperto un continuo e franco dialogo, con partecipazione attiva (e non pilotata) sui temi più importanti.

    Così, nel 2012, dopo aver espugnato Parma, ci ritrovammo fiduciosi a Taranto e ci collegammo in diretta con Giancarlo Cancellieri, che ci faceva vedere il percorso che stavano elaborando per la Sicilia: programma scritto dai cittadini e votazione online delle persone che meglio erano in grado di realizzare quel programma, tutto via Liquid Feedback. Capimmo subito che quella era la strada per il vero cambiamento, estendibile in tutta Italia per le successive nazionali, inserendo l’insostituibile partecipazione di piazza a contatto diretto con le persone.

    La visione di Gianroberto a quel tempo era ancora forte, lui che veniva dall'Olivetti, perché in fondo non si può capire il Mov se non si capisce Adriano Olivetti. Tu invece, caro Beppe, avevi in mano il megafono e fu questo purtroppo a prevalere, con le regolette banali dei “comunicati politici” in perfetto stile orwelliano, ma comunque sospinte dalla tua e nostra fiducia ingenua che gli italiani, di fronte a un’idea così dirompente, non potevano che cogliere la storica occasione per cambiare finalmente davvero.

    In fondo, la pattuglia eletta nel 2013 era ancora a quel tempo ancorata al territorio. Con loro portammo in Parlamento la battaglia contro il folle progetto del raddoppio della SS275, scrivendo una pagina di storia per l’attivismo del nostro territorio: la prima vera azione di democrazia diretta dalla libera cittadinanza che il Salento avesse mai visto.

    Erano ancora i tempi in cui votavamo la Gabanelli prima Presidente Donna della storia della Repubblica Italiana: questa era rivoluzione, caro Beppe!

    Erano i tempi in cui il voto online era ancora in linea con i sentimenti della base.

    Il punto di non ritorno è cominciato invece nel 2014: cambio delle regole, eletti che sceglievano i loro cagnolini da compagnia e tu caro Beppe, che lasciavi fare, fiducioso che chi avevi creato non sarebbe mai riuscito a distruggere il tuo sogno, il nostro sogno.

    Dal 2015 in poi non si è capito più nulla: correnti, ricatti, vendette, autoreferenzialità, capannelli e porcherie di ogni tipo, come e peggio di quanto avvenuto nei vecchi partiti. Gli attivisti più pazienti hanno tenuto duro, continuando a guardare la luna e non il dito, portando avanti battaglie importanti sul territorio, spesso in solitaria, circondati da fantomatici “apritori di scatolette” che di fronte alla vera mafia, quella dei colletti bianchi (che cominciavano a mostrarsi utili per le famose “preferenze”), trovavano mille modi per sviarsela, preferendo non disturbare il potere e occupandosi del molto più comodo nulla e nulla più. In poche parole, era cominciata la discesa verso gli inferi della vecchia malapolitica, dove le persone vengono prese per i fondelli da disperati saltimbanchi alla prima e ultima opportunità che la sorte potesse regalare loro.

    Nonostante tutto, grazie all’intuizione e all’ostinazione di alcuni vecchi appassionati (quelli dei tempi di Taranto per intenderci), dal 2016 al 2017 mettemmo su i primi workshop sui fondi europei in Puglia e in Abruzzo, così da offrire opportunità concrete a un territorio che tanto ne aveva e ne ha bisogno.

    Dal 2016 poi, persi tragicamente Dario Fo e Gianroberto, anche il Mov è definitivamente caduto nelle mani di qualche piccolo furbetto da quattro soldi, scivolando dal grande sogno di milioni di italiani al baratro del becero tatticismo di un manipolo di infimi narcisisti patologici di cui è così piena la politica di oggi. E’ vero, caro Beppe, come dicesti a Italia a 5 Stelle a Roma: “la doppiezza mentale è la malattia del terzo millennio!”.

    Ovviamente c’è narcisismo e narcisismo. C’è quello di chi, dopo aver acquisito esperienze e raggiunto traguardi, mette tutto a disposizione degli altri per un progetto più grande e quello di personaggetti in cerca d’autore che nella vita non hanno mai concluso niente e che sfruttano cinicamente qualsiasi occasione per fingere capacità che non hanno, a discapito della fiducia di tantissima gente, fiducia di cui questi abominevoli predatori si nutrono semplicemente per guardarsi meglio allo specchio, visto che non dispongono di alternative migliori (poracci!).

    Così, arriviamo al 2018 e alla follia di imporre la riconferma dei parlamentari uscenti, in barba a ogni regola rivoluzionaria: “il politicante che ha fallito deve andare a casa su volontà della base, altrimenti si diventa come gli altri”…ricordi caro Beppe?

    Se non ricordi, vieni a farti un giro nei territori, vieni a vedere il fango che avanza, divorando i resti di quello che un tempo era un sogno, un grande sogno! Consiglieri abbandonati a loro stessi e interpellati solo quando serve il clic o la passerella di turno, parlamantari completamente scollati dalla realtà che vagano come zombie concentrati a recitare una parte che non gli appartiene, incompetenza e faziosità dilaganti e chi più ne ha più ne metta. Questo ovviamente salvo le dovute e rare eccezioni, che perciò faticano anche ad emergere.

    Infine, nel 2019, le europee: la farsa alla sua ennesima potenza. Tutte le pecore travestite da leoni hanno gettato la maschera e quel che è peggio, ancora una volta sono stati capovolti i principi più elementari del sogno rivoluzionario, si perché un sogno non va avanti solo con i tweet, ma ha bisogno di un raccordo chiaro e forte tra valori, programmi e persone in grado di realizzarli. Invece cosa è accaduto? Nonostente l'apprezzabile seppur timido sforzo nei criteri di merito, prima la scelta online di qualche amico di sappiamo chi (tanto da sbandierarlo sui giornali nel silenzio omertoso di tutti!), poi 6 punti di pseudo-programma scritti da non sappiamo chi e infine incontri sul territorio a prendere triplamente in giro la gente. Risultato? Chi aveva 4 meriti su 9 è passato avanti a chi ne aveva 7, grazie a qualche selfie con annessa propaganda autoreferenziale pagata da stipendio pubblico.

    Per raccordare valori, territori e azioni di cambiamento che traducano in fatti la scelta degli elettori, come ben noto, il percorso è proprio l’opposto: valori chiari e ben definiti rappresentati da regole inderogabili e uguali per tutti (e ho detto per tutti!), incontri fisici e piattaforme web per la scrittura partecipata del programma, infine scelta dei profili di candidati che meglio possono mettere in pratica il programma (cv personale, professionale, di attivismo etc.).

    Senza questo collante e soprattutto senza una volontà ferrea di garantirne l’applicazione in maniera disinteressata e super partes, ogni forma di rivoluzione è destinata a fallire.

    E infatti, cosa è accaduto? Una forza politica con il 33% del consenso nazionale, con punte del 44% al Sud, ha finito per dover cedere le posizioni chiave dei ministeri prima alla Lega e poi, peggio ancora, a questo PD e non venirmi a dire adesso caro Beppe, che questo è quello che sognavi anche tu, perché per me è il ripiego mediocre di un fallimento annunciato e di cui mi dispiace, ma tu sei responsabile, fin dai primi comunicati orwelliani.

    Esiste una cosa che rende un politico capace o meno di agire il cambiamento: la credibilità. Bastava proporre i Davigo alla giustizia, i Gino Strada alla sanità, i De Masi all'economia e così via, invece di intestardirsi ad apparire migliori di quello che si è, fingendo a più non posso, rincorrendo ogni giorno l’ombra del proprio fiore di narciso. Nel 2018, gli eletti, posto che non abbiano truccato le primarie (anche qui, sarebbe tempo di dire a tutti le cose come stanno), dovevano prendere al massimo posizioni di sottosegretariato e intanto continuare a curare le ferite di una forza politica lacerata tra vertice e base, visto che incredibilmente, in un movimento che si diceva orizzontale, una base e un vertice avevano finito per formarsi.

    Occorreva nominare gente in grado di mettere davvero fascisti e radicalchic nelle condizioni di contraddirsi da soli, di andare in corto circuito e annullarsi, a partire dai poteri occulti della magistratura corrotta, delle banche usuraie, dei privilegi che dopo 10 anni di attività politica del Mov i soliti noti continuano tranquillamente a conservare, ridendoci beatamente addosso!

    E allora, caro Beppe, figurati se leggerai questa lettera, ma da ora non puoi più fare finta di non sapere quello che devi fare, visto che se non lo fai tu, non lo farà di certo chi continua a giggioneggiare con quella che è stata la più grande illusione di sano cambiamento della storia della politica italiana.

    Mi sembra sia in atto un giochino perverso in cui, usando le parole di Brecht, “poiché il popolo non è d’accordo, bisogna nominare un nuovo popolo”, con artifici da psyco-algoritmo che hanno portato il 94% del consenso della base sul contratto con la Lega al 79% dell'accordo col PD al 63% della trovata per l'Umbria (a proposito, la tendenza dimostra che il popolo a 5 stelle è ancora vivo!).

    Allora, caro Beppe, ti dico che chi ci ha creduto davvero nel sogno del Mov, non merita quello a cui stiamo assistendo e nessuno, compreso tu, compreso io, ha il diritto di continuare un tale perverso gioco al massacro.

    Non esiste politica di rinnovamento fuori da un grande sogno. Se non si è stati all’altezza di realizzare un grande sogno, solo per banali limiti di umana natura che non si è voluto imbrigliare in regole uguali per tutti e con persone in grado di applicarle in maniera capace e disinteressata, allora finito il grande sogno, si diventa come tutti gli altri.

    I problemi del Mov hanno radici profonde, caro Beppe e questa volta non ti basterà un altro colpo di blog. Questa volta o si fa quello che si deve fare, o si muore.

     

  • Alcune cose su TAP

    Ma che resti tra noi…

    Ma che resti tra noi…

     

     

     

    La questione Tap tocca molteplici aspetti della politica italiana e della nostra vita quotidiana, ecco perché vale la pena soffermarsi a chiarire alcune cose.

     

    Un primo aspetto è quello che riguarda la GEOPOLITICA.

    L’indipendenza energetica è un fattore fondamentale della libertà di uno Stato e quelle dell’Italia, energia e libertà intendo, non sono mai andate a genio a nessuno, dagli Usa-Gb alla Germania, passando per la Francia.

    Sappiamo tutti che, per questo, Mattei fu eliminato quando l’Italia si stava avvicinando alla Russia e per questo Tap oggi è la contropartita da pagare a Trump per essere “protetti” contro la famigerata “Europa” che di Europa non ha niente.

    Questa non è l’Europa di Spinelli, questa è il progetto neonazista di una Germania che sta spremendo i paesi del Sud per accumulare sempre più suprlus, accompagnata da una Francia che sta facendo mambassa delle macerie, acquistando ciò che più le aggrada alla bancarella della svendita.

    Il tutto avallato dai vari D'Alema, Prodi, Napolitano, Renzi, piddini, pidiellini ed ex pidiellini ora riciclatisi nel partito del #signor80rateda600milaeuro.

    Ovviamente tutto questo non va bene a Trump, che vede la Germania usare l’Europa non per quello che era stata creata (un’area di stabilità e di pace, nonché un affidabile partner di mercato con gli Usa), ma a solo proprio vantaggio e a scapito anche delle stesse esportazioni americane. Per questo Trump si offre di “dare una mano all’Italia”, in cambio di Tap, magari con un'altra iniezione di QE da gennaio 2019 (via Draghi ovviamente)?

    C'è anche da dire che attualmente l'Italia si approvvigiona già per il 50% di gas dalla Russia e un ulteriore fonte Russa è vista dagli Stati Uniti (e anche dall'Italia) come un disquilibrio geopolitico da evitare.

     

    Il secondo aspetto riguarda l’INFORMAZIONE.

    Ma li avete visti i giornalai ieri, avventatisi come cavallette da ogni dove in quel minuscolo e delicato ombelico di mondo, come pazzi invasati all’ultima spiaggia? Li avete mai visti così altrettanto interessati ad occuparsi della povertà e del disagio in cui versano milioni di famiglie italiane?

    Telecamere e microfoni pronti a girare una scena preorganizzata e stantìa di chi indegnamente aveva sbandierato quelle bandiere fino a pochi mesi fa e ora tenta solo la riesumazione di un partito che ha distrutto e vuole continuare a distruggere l’Italia!

    Cosa ci facevano tanti giornalai nello stesso posto, alla stessa ora, organizzati militarmente chissà da quanto tempo? Reagivano al messaggio lanciato da Vito Crimi domenica al Circo Massimo, perché terrorizzati dal fatto che dall'anno prossimo dovranno finalmente cominciare a lavorare con serietà e a dire e a scrivere la verità per vendere i giornali, visto che tra qualche mese è finita la pacchia di chi fin'ora ha usato i nostri soldi per servire l’oppressore tramite gli amici di partito!

     

    Il terzo aspetto riguarda il TERRITORIO.

    Da dove far passare la TAP? Ma ovviamente da Melendugno, in Salento, dove occorre ostacolare in ogni modo e con ogni forza la libertà di autodeterminazione del nostro popolo, come sempre avviene da oltre un secolo e mezzo.

    A chi farlo fare? Come per l’Euro, anche per la Tap serviva quello che Bagnai chiama il “grembuile rosso”, dove si vedono meno gli schizzi di sangue. Ecco perché l’operazione è stata affidata alla “sinistra”.

    Chi a Melendugno ha voluto e ottenuto l’opera? Vittorio Potì, esponente storico del Partito Socialista, zio dell’attuale sindaco di Melendugno che a Melendugno governa con quegli stessi voti e oggi fa il finto rivoluzionario come solo i piddini sanno fare.

    Dietro al “nipote di”, si muovono alcuni personaggi che credono con l’operazione di ieri di aver recuperato terreno “a sinistra” in vista delle europee e hanno mobilitato tutta la loro cattiveria, pur di sceneggiare l’ennesima pagliacciata che uccide ancora una volta il territorio.

    PS: Il contratto con TAP sembra sia stato blindato via dirigenti vicini al PD pochi giorni prima delle elezioni del 4 marzo 2018, questo perché temevano di perdere la copertura politica per l'operazione come di fatto è avvenuto.

     

    Il quarto aspetto riguarda il M5S.

    Certo, il Dibba ha pronunciato tale mefistofelica e abominevole frase, nel pieno di un comizio di entusiasta follia (e vivadio che ne sia rimasto ancora un pizzico di quella entusiasta follia in questa politica che gioca solo alla morte e al suicidio!). Ma che vogliamo fare? Incriminare un ragazzo che insieme a tanta altra brava gente ha rinnovato il destino macabro di questa nazione mandata allo sbando dai vecchi partiti, solo perché come tutti noi speravamo e speriamo, ha tentato di riaccendere una speranza contro quell’opera che non ha alcuna ragione per essere realizzata, perché non certo la ragione può essere lo “sconto del 10% in bolletta” sbandierato dal leader di un partito neo-fascista nelle cui braccia proprio il PD ha lasciato andare il M5S per poi sfruttare l’occasione per tentare di risalire nei sondaggi con il solito cinismo e opportunismo becero e senza alcun riguardo per il bene del paese?

    Suvvia, smettiamola. Basta giocare con le bandiere del Che. Quel “sogno oltre il potere”, citato anche nel mio ultimo libro, aveva e ha ben più alti ideali!

    Suvvia, perché sullo sfondo di tutta questa complicata ma allo stesso tempo semplice questione, non si può riproporre la vile battaglia interna al M5S, dove alcuni sedicenti “onesti” tentano in ogni modo di riassicurarsi la calda e immeritata poltrona per se e per i loro amici. Per farlo non sono capaci di altro che cospirare e dividere, distruggendo tutto quello che di buono si è costruito fin'ora.

    Il Movimento è nato per unire, non per fungere da piedistallo a chi non sa stare in piedi neanche da solo. Il Movimento, ora più che mai, deve essere unito!

     

    Per il resto sappiamo tutti che Tap, se proprio ha da farsi perché l'Italia è schiava di Washington (e non di Roma come recita il nostro inno nazionale) e non che io sia un antiamericano a prescindere ma sull'energia, sull'ambiente e sul turismo occorre fare i conti della serva, che si faccia a Cerano e non su una delle più belle spiagge al mondo! Oppure si approfondisca la questione delle penali, perché nessuna multa vale la libertà di un popolo!

     

    Quattro aspetti, "4 la bara"…dice la smorfia, perché voglio essere chiaro: dopo il M5S non c'è il ritorno alla "sinistra", c'è il fascismo. Forse qualche mente offuscata da una vecchia e distruttiva ideologia va cercando proprio questo, di certo non lo vogliono le persone di buon senso che in Italia sostengono il M5S.

    Quanto è accaduto ieri è l'ennesimo punto di non ritorno: qui o si cambia ora o non si cambia più, o si cambia tutto o si torna nell’oblio da dove venivamo e dopo il nuovo oblio, in Italia, si sa, ci sarà solo la guerra, la guerra vera, quella che farà ancora più morti di quelli che ha già fatto e che continua a fare la guerra di chi Tap l’ha voluta e ottenuta, alla faccia dei melendugnesi e di tutti i salentini. 

     

    Foto di Andrea Gabellone per Micromega