Giovedì, 26 Aprile 2018 04:22

Dagli antichi Romani all'era della rete glocale

 Come gli ultimi 2000 anni di storia stanno influenzando il nuovo vento di cambiamento in Europa e perché nessuno può fermare il futuro.

 

Il 14 marzo scorso sono stato invitato dalla Pine Crest School a rispondere ad alcune curiosità degli studenti riguardo le ultime elezioni politiche in Italia e su come queste possono influenzare il futuro della gioventù e dell’economia in Europa.

La Pine Crest School è una scuola privata con sedi a Fort Lauderdale in Florida e a Boca Raton. Secondo il Washington Post nel 2012, la Pine Crest School si è classificata seconda negli Stati Uniti e secondo il Niche Rankings è stata la prima scuola privata in Florida.

Nella mia esposizione sono partito dall’analisi degli ultimi 2000 anni di storia in Italia, visto che nessun futuro può essere compreso senza conoscere bene il passato.

Ho cercato di focalizzare l’attenzione degli studenti quindi su due punti fondamentali: l’aspetto storico e la struttura organizzativa dell’Unione Europea.

 

L’Italia è riconosciuta in tutto il mondo come una delle culle della civiltà e delle cultura umana. Grazie al suo strategico posizionamento nel Mediterraneo, al suo clima invitante e alle sue risorse naturali, l’Italia è stata sempre meta di conquiste da polli di tutto il mondo e lo è ancora oggi.

Questo ha fatto dell’Italia molto più che una nazione. Oggi l’Italia infatti non è solo Italia, ma un mix di culture, interessi e poteri da tutta Europa come anche dai paesi dell’Africa mediterranea. Siamo stati invasi e occupati dai Greci, poi abbiamo avuto i Romani e infine siamo giunti a una sorta di porta girevole della storia con gli Arabi e gli Spagnoli a Sud, i Normanni e i Longobardi al Nord: in questa porta girevole possiamo ritrovare alcune delle risposte sulle ultime elezioni politiche che hanno visto il Movimento 5 Stelle dominare nel Meridione e la Lega nel Settentrione.

Come quindi diverse storie e diverse culture possono portare a diverse idee e orientamenti politici?

Quando l’Italia stava per essere unificata, nel 1861, il Sud era ancora nelle mani degli Spagnoli e il Nord voleva conquistarlo per potergli rubare l’oro e finanziare la propria rivoluzione industriale, per entrare in questo modo nella cosiddetta “Belle Epoque”. L’Italia non ebbe una pacifica unificazione ma piuttosto una sanguinosa invasione del Sud da parte del Nord alleato con gli inglesi e altri poteri bancari, finanziari e militari del nord Europa.

Dopo la prima guerra mondiale, molte armi continuarono a essere detenute anche illegalmente da ex militari un po’ in tutta la nazione, c’era molta povertà, malattie come la malaria e la tubercolosi, come anche persone che soffrivano la fame e il re non si dimostrò capace di risolvere i problemi delle persone e rispondere ai loro bisogni. Così, in questo grande vuoto e di scarso controllo sociale, forze razziste e violente emersero dal peggio dell’animo umano.

Dopo la seconda guerra mondiale, i vecchi poteri fascisti continuarono a controllare decisioni strategiche in Italia, anche collaborando con interessi internazionali per evitare che il comunismo si affermasse nel Bel Paese, così ogni volta che il potere politico nazionale tendeva a spostarsi verso sinistra, abbiamo avuto attacchi terroristici e omicidi di politici, magistrati e preti che combattevano per la libertà.

La mafia è cresciuta anche grazie a collegamenti con i poteri fascisti e massonici e in questo modo è diventata sempre più difficile da distruggere, mentre d’altro canto, credo che l’attuale crisi economica possa essere un’opportunità per farlo, motivando milioni di persone stanche e deluse ad aprire i propri occhi e lottare.

Ecco perché è fondamentale oggi cogliere l’occasione è realmente realizzare il cambiamento di cui abbiamo bisogno.

 

Ora passiamo al secondo punto: l’organizzazione dell’Unione Europea.

Nella storia del capitalismo abbiamo le cosiddette “onde economiche” che di solito durano 50 anni ciascuna. Vengono chiamate anche onde di Kondratiev, dal nome dell’economista russo che le scoprì e per questo di ucciso da Stalin. Queste onde, esattamente come le onde del mare, hanno le loro creste e le loro cadute, con picchi di crescita e recessioni.

Il primo picco si è verificato nel 1815 con la scoperta del motore a vapore, il secondo nel 1865 con l’acciaio delle ferrovie, il terzo nel 1915 con l’ingegneria chimica ed elettrica, il quarto nel 1965 con il petrolchimico e le automobili. Seguendo questa regola, il picco seguente sarebbe già dovuto accadere nel 2015 grazie all’information technology e la ragione che ciò non è avvenuto ci aiuta a capire di più della crisi attuale e anche delle sue future soluzioni.

Nel mio ultimo libro, “Volere è Cambiare - Fatti e Proposte oltre le Crisi”, ho pubblicato alcune ricerche da me svolte negli ultimi anni che mi hanno portato a questa conclusione: i grandi poteri finanziari vogliono ritardare il prossimo boom economico il più possibile, perché dalla loro posizione privilegiata possono ottenere molto di più se la crisi continua.

Ecco perché oggi stiamo vivendo una specie di terza guerra mondiale fatta di schiavitù finanziaria e sfruttamento antidemocratico invece che avere una distruzione nucleare planetaria. Lo sfogo finanziario, scriteriato e senza scrupoli, delle forze contrapposte a livello mondiale è l’alternativa che paghiamo a non poter scatenare una guerra che sterminerebbe tutti.

Mentre dopo la WWII abbiamo avuto una grande affermazione di democrazie in tutto il mondo, oggi stiamo vivendo un trend inverso esattamente come durante i periodi pre-bellici: negli Stati Uniti c’è una finta alternanza tra democratici e repubblicani, in Russia e in Cina abbiamo due forti oligarchie che esercitano dall’alto in basso il loro potere sociale ed economico, nell’Unione Europea abbiamo una élite non direttamente eletta dai cittadini che conia e controlla una moneta privata senza Stato e applica proprie regole alla nostra vita quotidiana.

L’attuale struttura dell’Unione Europea lascia a questa élite lo spazio e la possibilità di decidere quanti soldi uno Stato può avere a disposizione, quanto debito uno Stato può o non può produrre, quanta flessibilità può essere concessa a uno Stato, in questo modo forzando gli Stati a mettere in vendita la propria gioielleria nel caso in cui non siano in grado di ripagare i prestiti lautamente elargiti a veri fini estorsioni e usurai, finendo per perdere un po’ alla volta tutti gli asset strategici come ferrovie, comunicazioni, banche pubbliche, rotte aeree, gestione delle risorse naturali, patrimoni culturali e così via.

Questo è qualcosa che non possiamo accettare più e questa è la ragione principale del fatto che il Movimento 5 Stelle e la Lega hanno avuto tutto questo consenso alle ultime elezioni, poiché sono stati visti dagli elettori come gli unici partiti politici in grado di volersi ribellare contro il grande mostro elitario che si ingrassa sull’austerity, la disoccupazione e la disperazione delle persone, anche se il Movimento 5 Stelle è per una Europa Unita mentre la Lega è più orientata verso l’estremismo. L’attuale struttura della UE sta decisamente lavorando contro una Europa Unita e solidale.

 

In conclusione, torniamo al punto iniziale: “cos’è il cambiamento?”. Oggi non possiamo pensare a problemi locali senza pensare a soluzioni globali. Quindi prima di tutto, se fossi in voi, oggi, mi metterei in connessione con chiunque vuole creare negli Stati Uniti una forza politica terza e trasversale rispetto al binomio novecentesco, una sorta di versione americana del Movimento 5 Stelle, poi cominciare ad agire localmente ma con una visione globale sull’ambiente, la democrazia diretta, l’energia verde, l’acqua pubblica, il rispetto e la riscoperta delle radici culturali e tradizionali, la pace nel mondo perché la guerra (sia essa di religione, per risorse naturali, armi, cibo, etc…) agisce negativamente sulle fasce più deboli delle popolazioni, guerre che l’1%  che possiede il vero potere nel mondo vuole che il restante 99% combatta al proprio interno.

I poteri finanziari globali mantengono vivo il conflitto tra poveri controllando informazione, debito globale, mercato mondiale, guerre strategiche, energia e anche approvvigionamento di acqua negli ultimi anni. Quindi riconquistare questo potere e trasformarlo nella garanzia della libertà e nella gioia di tutti, potrebbe essere la vera rivoluzione cui potremmo dare inizio, partendo dai nostri comportamenti giornalieri, conoscenze e passioni.

È veramente importante innanzitutto possedere una solida conoscenza della storia, poi riconoscere anche la tipologia delle fonti di informazione. Chi crea l’informazione oggi? A quali poteri è connesso? Tutto è potere: il potere delle persone, delle armi o delle multinazionali dei fossili ad esempio, quello religioso è così via.

Esiste però un sogno che va ben oltre il potere fine a se stesso e nasce dal bisogno di dare potere agli altri più che prenderlo per sé e questo sogno è connesso al potere politico globale basato sulla partecipazione del 99% contro l’1%.

I padroni del mondo non vogliono che la maggioranza dei popoli lotti contro di loro, preferiscono invece che essi lottino tra loro, mentre d’altra parte noi abbiamo bisogno di lottare per il cambiamento e crederci nel poterlo realizzare.

 

Vai alla versione integrale in inglese con il video della conferenza

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  • Caro Beppe, tutto è compiuto.

    E questa volta non basterà un colpo di blog

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    Caro Beppe, nel 2004 vivevo a Pavia quando venisti al Palazzetto. Il tuo spettacolo costava 80 euro e mi sembrava un po’ tantino, perciò non mi unii ai miei coinquilini, anche se non potei non condividere con loro lo spasso della serata.

    Nel 2006, tornato da poco in Salento, una ragazza dall’Inghilterra mi invitava a unirmi a uno dei primi meet-up d’Italia, quello di Lecce. Qui incontravo tanta gente che voleva cambiare il mondo, gente capace di crederci e di impegnarsi davvero, con tanta speranza e tanta energia positiva.

    Insieme a quelle persone cominciarono anni di avventure incredibili, con tante battaglie importanti sul territorio: dalla Copersalento alla Colacem, dai Rifiuti Zero alla Tap, dall’antimafia all’anticasta, dal colonialismo monetario al neoliberismo globalista. Erano gli anni in cui a Corsano arrivavano le Carla Poli, gli Alessio Ciacci, i Salvatore Borsellino, i Pino Aprile e soprattutto tantissimi cittadini con la luce negli occhi.

    In quegli anni si sognava in Salento e quando arrivò la tanto attesa notizia della nascita del Mov, tutti la cogliemmo come un’occasione storica, irripetibile, per cambiare le cose.

    Alla base di tutto, c’era un’idea davvero rivoluzionaria: la democrazia diretta. I cittadini decidevano e i politici eseguivano, sotto lo stretto controllo di sistemi informatici innovativi e di poche, semplici, chiare e irrevocabili regole uguali per tutti.

    Nel 2010 non si era ancora pronti per le regionali e Vendola sembrò anche a te una poesia da sostenere: acqua pubblica, cittadinanza attiva, ecologia e tanto altro. Erano ancora i tempi di “Casa Grillu” a Lecce, dove venne Roberto Fico, fresco di una sconfitta umiliante alle regionali in Campania, ma anche di un modo di pensare nuovo, che nasceva dal basso e che aveva la base, la cittadinanza, il popolo, al centro di ogni decisione, non come sminuiscono le malelingue che per convenienza gattopardesca definiscono questo modo di vedere le cose “populismo”, ma così come voleva e vuole la Costituzione più bella del mondo. Ai politici doveva essere tolto completamente il potere di agire per conto proprio, trasformandoli (qualcuno se lo ricorda ancora?) in meri porta-voce e nient’altro. Il potere quindi veniva tolto ai politici e passava al cittadino, era questa la rivoluzione! Poiché la politica aveva fallito, la politica veniva sostituita dai cittadini! Per questo era nato il Movimento 5 Stelle!

    E non vengano a menarcela con la storia che la democrazia diretta è impossibile e farraginosa, perché chi sostiene questo, nasconde ancora una volta la paura di cedere potere. Del resto, in Svizzera, altro modello del Mov, avviene già da molti anni e le cose come ben noto, funzionano molto meglio che in Italia: i cittadini decidono da soli cosa fare, con referendum senza quorum e altri strumenti pluritestati, relegando i politici a meri controllori e gestori delle emergenze (è forse questo che nel Mov oggi si ha paura di essere messi a fare?). Democrazia diretta non significa per chi viene eletto dover consultare continuamente la base, ma tenere aperto un continuo e franco dialogo, con partecipazione attiva (e non pilotata) sui temi più importanti.

    Così, nel 2012, dopo aver espugnato Parma, ci ritrovammo fiduciosi a Taranto e ci collegammo in diretta con Giancarlo Cancellieri, che ci faceva vedere il percorso che stavano elaborando per la Sicilia: programma scritto dai cittadini e votazione online delle persone che meglio erano in grado di realizzare quel programma, tutto via Liquid Feedback. Capimmo subito che quella era la strada per il vero cambiamento, estendibile in tutta Italia per le successive nazionali, inserendo l’insostituibile partecipazione di piazza a contatto diretto con le persone.

    La visione di Gianroberto a quel tempo era ancora forte, lui che veniva dall'Olivetti, perché in fondo non si può capire il Mov se non si capisce Adriano Olivetti. Tu invece, caro Beppe, avevi in mano il megafono e fu questo purtroppo a prevalere, con le regolette banali dei “comunicati politici” in perfetto stile orwelliano, ma comunque sospinte dalla tua e nostra fiducia ingenua che gli italiani, di fronte a un’idea così dirompente, non potevano che cogliere la storica occasione per cambiare finalmente davvero.

    In fondo, la pattuglia eletta nel 2013 era ancora a quel tempo ancorata al territorio. Con loro portammo in Parlamento la battaglia contro il folle progetto del raddoppio della SS275, scrivendo una pagina di storia per l’attivismo del nostro territorio: la prima vera azione di democrazia diretta dalla libera cittadinanza che il Salento avesse mai visto.

    Erano ancora i tempi in cui votavamo la Gabanelli prima Presidente Donna della storia della Repubblica Italiana: questa era rivoluzione, caro Beppe!

    Erano i tempi in cui il voto online era ancora in linea con i sentimenti della base.

    Il punto di non ritorno è cominciato invece nel 2014: cambio delle regole, eletti che sceglievano i loro cagnolini da compagnia e tu caro Beppe, che lasciavi fare, fiducioso che chi avevi creato non sarebbe mai riuscito a distruggere il tuo sogno, il nostro sogno.

    Dal 2015 in poi non si è capito più nulla: correnti, ricatti, vendette, autoreferenzialità, capannelli e porcherie di ogni tipo, come e peggio di quanto avvenuto nei vecchi partiti. Gli attivisti più pazienti hanno tenuto duro, continuando a guardare la luna e non il dito, portando avanti battaglie importanti sul territorio, spesso in solitaria, circondati da fantomatici “apritori di scatolette” che di fronte alla vera mafia, quella dei colletti bianchi (che cominciavano a mostrarsi utili per le famose “preferenze”), trovavano mille modi per sviarsela, preferendo non disturbare il potere e occupandosi del molto più comodo nulla e nulla più. In poche parole, era cominciata la discesa verso gli inferi della vecchia malapolitica, dove le persone vengono prese per i fondelli da disperati saltimbanchi alla prima e ultima opportunità che la sorte potesse regalare loro.

    Nonostante tutto, grazie all’intuizione e all’ostinazione di alcuni vecchi appassionati (quelli dei tempi di Taranto per intenderci), dal 2016 al 2017 mettemmo su i primi workshop sui fondi europei in Puglia e in Abruzzo, così da offrire opportunità concrete a un territorio che tanto ne aveva e ne ha bisogno.

    Dal 2016 poi, persi tragicamente Dario Fo e Gianroberto, anche il Mov è definitivamente caduto nelle mani di qualche piccolo furbetto da quattro soldi, scivolando dal grande sogno di milioni di italiani al baratro del becero tatticismo di un manipolo di infimi narcisisti patologici di cui è così piena la politica di oggi. E’ vero, caro Beppe, come dicesti a Italia a 5 Stelle a Roma: “la doppiezza mentale è la malattia del terzo millennio!”.

    Ovviamente c’è narcisismo e narcisismo. C’è quello di chi, dopo aver acquisito esperienze e raggiunto traguardi, mette tutto a disposizione degli altri per un progetto più grande e quello di personaggetti in cerca d’autore che nella vita non hanno mai concluso niente e che sfruttano cinicamente qualsiasi occasione per fingere capacità che non hanno, a discapito della fiducia di tantissima gente, fiducia di cui questi abominevoli predatori si nutrono semplicemente per guardarsi meglio allo specchio, visto che non dispongono di alternative migliori (poracci!).

    Così, arriviamo al 2018 e alla follia di imporre la riconferma dei parlamentari uscenti, in barba a ogni regola rivoluzionaria: “il politicante che ha fallito deve andare a casa su volontà della base, altrimenti si diventa come gli altri”…ricordi caro Beppe?

    Se non ricordi, vieni a farti un giro nei territori, vieni a vedere il fango che avanza, divorando i resti di quello che un tempo era un sogno, un grande sogno! Consiglieri abbandonati a loro stessi e interpellati solo quando serve il clic o la passerella di turno, parlamantari completamente scollati dalla realtà che vagano come zombie concentrati a recitare una parte che non gli appartiene, incompetenza e faziosità dilaganti e chi più ne ha più ne metta. Questo ovviamente salvo le dovute e rare eccezioni, che perciò faticano anche ad emergere.

    Infine, nel 2019, le europee: la farsa alla sua ennesima potenza. Tutte le pecore travestite da leoni hanno gettato la maschera e quel che è peggio, ancora una volta sono stati capovolti i principi più elementari del sogno rivoluzionario, si perché un sogno non va avanti solo con i tweet, ma ha bisogno di un raccordo chiaro e forte tra valori, programmi e persone in grado di realizzarli. Invece cosa è accaduto? Nonostente l'apprezzabile seppur timido sforzo nei criteri di merito, prima la scelta online di qualche amico di sappiamo chi (tanto da sbandierarlo sui giornali nel silenzio omertoso di tutti!), poi 6 punti di pseudo-programma scritti da non sappiamo chi e infine incontri sul territorio a prendere triplamente in giro la gente. Risultato? Chi aveva 4 meriti su 9 è passato avanti a chi ne aveva 7, grazie a qualche selfie con annessa propaganda autoreferenziale pagata da stipendio pubblico.

    Per raccordare valori, territori e azioni di cambiamento che traducano in fatti la scelta degli elettori, come ben noto, il percorso è proprio l’opposto: valori chiari e ben definiti rappresentati da regole inderogabili e uguali per tutti (e ho detto per tutti!), incontri fisici e piattaforme web per la scrittura partecipata del programma, infine scelta dei profili di candidati che meglio possono mettere in pratica il programma (cv personale, professionale, di attivismo etc.).

    Senza questo collante e soprattutto senza una volontà ferrea di garantirne l’applicazione in maniera disinteressata e super partes, ogni forma di rivoluzione è destinata a fallire.

    E infatti, cosa è accaduto? Una forza politica con il 33% del consenso nazionale, con punte del 44% al Sud, ha finito per dover cedere le posizioni chiave dei ministeri prima alla Lega e poi, peggio ancora, a questo PD e non venirmi a dire adesso caro Beppe, che questo è quello che sognavi anche tu, perché per me è il ripiego mediocre di un fallimento annunciato e di cui mi dispiace, ma tu sei responsabile, fin dai primi comunicati orwelliani.

    Esiste una cosa che rende un politico capace o meno di agire il cambiamento: la credibilità. Bastava proporre i Davigo alla giustizia, i Gino Strada alla sanità, i De Masi all'economia e così via, invece di intestardirsi ad apparire migliori di quello che si è, fingendo a più non posso, rincorrendo ogni giorno l’ombra del proprio fiore di narciso. Nel 2018, gli eletti, posto che non abbiano truccato le primarie (anche qui, sarebbe tempo di dire a tutti le cose come stanno), dovevano prendere al massimo posizioni di sottosegretariato e intanto continuare a curare le ferite di una forza politica lacerata tra vertice e base, visto che incredibilmente, in un movimento che si diceva orizzontale, una base e un vertice avevano finito per formarsi.

    Occorreva nominare gente in grado di mettere davvero fascisti e radicalchic nelle condizioni di contraddirsi da soli, di andare in corto circuito e annullarsi, a partire dai poteri occulti della magistratura corrotta, delle banche usuraie, dei privilegi che dopo 10 anni di attività politica del Mov i soliti noti continuano tranquillamente a conservare, ridendoci beatamente addosso!

    E allora, caro Beppe, figurati se leggerai questa lettera, ma da ora non puoi più fare finta di non sapere quello che devi fare, visto che se non lo fai tu, non lo farà di certo chi continua a giggioneggiare con quella che è stata la più grande illusione di sano cambiamento della storia della politica italiana.

    Mi sembra sia in atto un giochino perverso in cui, usando le parole di Brecht, “poiché il popolo non è d’accordo, bisogna nominare un nuovo popolo”, con artifici da psyco-algoritmo che hanno portato il 94% del consenso della base sul contratto con la Lega al 79% dell'accordo col PD al 63% della trovata per l'Umbria (a proposito, la tendenza dimostra che il popolo a 5 stelle è ancora vivo!).

    Allora, caro Beppe, ti dico che chi ci ha creduto davvero nel sogno del Mov, non merita quello a cui stiamo assistendo e nessuno, compreso tu, compreso io, ha il diritto di continuare un tale perverso gioco al massacro.

    Non esiste politica di rinnovamento fuori da un grande sogno. Se non si è stati all’altezza di realizzare un grande sogno, solo per banali limiti di umana natura che non si è voluto imbrigliare in regole uguali per tutti e con persone in grado di applicarle in maniera capace e disinteressata, allora finito il grande sogno, si diventa come tutti gli altri.

    I problemi del Mov hanno radici profonde, caro Beppe e questa volta non ti basterà un altro colpo di blog. Questa volta o si fa quello che si deve fare, o si muore.

     

  • Alcune cose su TAP

    Ma che resti tra noi…

    Ma che resti tra noi…

     

     

     

    La questione Tap tocca molteplici aspetti della politica italiana e della nostra vita quotidiana, ecco perché vale la pena soffermarsi a chiarire alcune cose.

     

    Un primo aspetto è quello che riguarda la GEOPOLITICA.

    L’indipendenza energetica è un fattore fondamentale della libertà di uno Stato e quelle dell’Italia, energia e libertà intendo, non sono mai andate a genio a nessuno, dagli Usa-Gb alla Germania, passando per la Francia.

    Sappiamo tutti che, per questo, Mattei fu eliminato quando l’Italia si stava avvicinando alla Russia e per questo Tap oggi è la contropartita da pagare a Trump per essere “protetti” contro la famigerata “Europa” che di Europa non ha niente.

    Questa non è l’Europa di Spinelli, questa è il progetto neonazista di una Germania che sta spremendo i paesi del Sud per accumulare sempre più suprlus, accompagnata da una Francia che sta facendo mambassa delle macerie, acquistando ciò che più le aggrada alla bancarella della svendita.

    Il tutto avallato dai vari D'Alema, Prodi, Napolitano, Renzi, piddini, pidiellini ed ex pidiellini ora riciclatisi nel partito del #signor80rateda600milaeuro.

    Ovviamente tutto questo non va bene a Trump, che vede la Germania usare l’Europa non per quello che era stata creata (un’area di stabilità e di pace, nonché un affidabile partner di mercato con gli Usa), ma a solo proprio vantaggio e a scapito anche delle stesse esportazioni americane. Per questo Trump si offre di “dare una mano all’Italia”, in cambio di Tap, magari con un'altra iniezione di QE da gennaio 2019 (via Draghi ovviamente)?

    C'è anche da dire che attualmente l'Italia si approvvigiona già per il 50% di gas dalla Russia e un ulteriore fonte Russa è vista dagli Stati Uniti (e anche dall'Italia) come un disquilibrio geopolitico da evitare.

     

    Il secondo aspetto riguarda l’INFORMAZIONE.

    Ma li avete visti i giornalai ieri, avventatisi come cavallette da ogni dove in quel minuscolo e delicato ombelico di mondo, come pazzi invasati all’ultima spiaggia? Li avete mai visti così altrettanto interessati ad occuparsi della povertà e del disagio in cui versano milioni di famiglie italiane?

    Telecamere e microfoni pronti a girare una scena preorganizzata e stantìa di chi indegnamente aveva sbandierato quelle bandiere fino a pochi mesi fa e ora tenta solo la riesumazione di un partito che ha distrutto e vuole continuare a distruggere l’Italia!

    Cosa ci facevano tanti giornalai nello stesso posto, alla stessa ora, organizzati militarmente chissà da quanto tempo? Reagivano al messaggio lanciato da Vito Crimi domenica al Circo Massimo, perché terrorizzati dal fatto che dall'anno prossimo dovranno finalmente cominciare a lavorare con serietà e a dire e a scrivere la verità per vendere i giornali, visto che tra qualche mese è finita la pacchia di chi fin'ora ha usato i nostri soldi per servire l’oppressore tramite gli amici di partito!

     

    Il terzo aspetto riguarda il TERRITORIO.

    Da dove far passare la TAP? Ma ovviamente da Melendugno, in Salento, dove occorre ostacolare in ogni modo e con ogni forza la libertà di autodeterminazione del nostro popolo, come sempre avviene da oltre un secolo e mezzo.

    A chi farlo fare? Come per l’Euro, anche per la Tap serviva quello che Bagnai chiama il “grembuile rosso”, dove si vedono meno gli schizzi di sangue. Ecco perché l’operazione è stata affidata alla “sinistra”.

    Chi a Melendugno ha voluto e ottenuto l’opera? Vittorio Potì, esponente storico del Partito Socialista, zio dell’attuale sindaco di Melendugno che a Melendugno governa con quegli stessi voti e oggi fa il finto rivoluzionario come solo i piddini sanno fare.

    Dietro al “nipote di”, si muovono alcuni personaggi che credono con l’operazione di ieri di aver recuperato terreno “a sinistra” in vista delle europee e hanno mobilitato tutta la loro cattiveria, pur di sceneggiare l’ennesima pagliacciata che uccide ancora una volta il territorio.

    PS: Il contratto con TAP sembra sia stato blindato via dirigenti vicini al PD pochi giorni prima delle elezioni del 4 marzo 2018, questo perché temevano di perdere la copertura politica per l'operazione come di fatto è avvenuto.

     

    Il quarto aspetto riguarda il M5S.

    Certo, il Dibba ha pronunciato tale mefistofelica e abominevole frase, nel pieno di un comizio di entusiasta follia (e vivadio che ne sia rimasto ancora un pizzico di quella entusiasta follia in questa politica che gioca solo alla morte e al suicidio!). Ma che vogliamo fare? Incriminare un ragazzo che insieme a tanta altra brava gente ha rinnovato il destino macabro di questa nazione mandata allo sbando dai vecchi partiti, solo perché come tutti noi speravamo e speriamo, ha tentato di riaccendere una speranza contro quell’opera che non ha alcuna ragione per essere realizzata, perché non certo la ragione può essere lo “sconto del 10% in bolletta” sbandierato dal leader di un partito neo-fascista nelle cui braccia proprio il PD ha lasciato andare il M5S per poi sfruttare l’occasione per tentare di risalire nei sondaggi con il solito cinismo e opportunismo becero e senza alcun riguardo per il bene del paese?

    Suvvia, smettiamola. Basta giocare con le bandiere del Che. Quel “sogno oltre il potere”, citato anche nel mio ultimo libro, aveva e ha ben più alti ideali!

    Suvvia, perché sullo sfondo di tutta questa complicata ma allo stesso tempo semplice questione, non si può riproporre la vile battaglia interna al M5S, dove alcuni sedicenti “onesti” tentano in ogni modo di riassicurarsi la calda e immeritata poltrona per se e per i loro amici. Per farlo non sono capaci di altro che cospirare e dividere, distruggendo tutto quello che di buono si è costruito fin'ora.

    Il Movimento è nato per unire, non per fungere da piedistallo a chi non sa stare in piedi neanche da solo. Il Movimento, ora più che mai, deve essere unito!

     

    Per il resto sappiamo tutti che Tap, se proprio ha da farsi perché l'Italia è schiava di Washington (e non di Roma come recita il nostro inno nazionale) e non che io sia un antiamericano a prescindere ma sull'energia, sull'ambiente e sul turismo occorre fare i conti della serva, che si faccia a Cerano e non su una delle più belle spiagge al mondo! Oppure si approfondisca la questione delle penali, perché nessuna multa vale la libertà di un popolo!

     

    Quattro aspetti, "4 la bara"…dice la smorfia, perché voglio essere chiaro: dopo il M5S non c'è il ritorno alla "sinistra", c'è il fascismo. Forse qualche mente offuscata da una vecchia e distruttiva ideologia va cercando proprio questo, di certo non lo vogliono le persone di buon senso che in Italia sostengono il M5S.

    Quanto è accaduto ieri è l'ennesimo punto di non ritorno: qui o si cambia ora o non si cambia più, o si cambia tutto o si torna nell’oblio da dove venivamo e dopo il nuovo oblio, in Italia, si sa, ci sarà solo la guerra, la guerra vera, quella che farà ancora più morti di quelli che ha già fatto e che continua a fare la guerra di chi Tap l’ha voluta e ottenuta, alla faccia dei melendugnesi e di tutti i salentini. 

     

    Foto di Andrea Gabellone per Micromega